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giovedì 8 gennaio 2026

Pellegrini, romani e matti

Passeggiata mattutina prima del lavoro: qualcosa di inconsueto, almeno da un anno a questa parte, cattura la mia attenzione. Niente file chilometriche o almeno, non ancora. Alla spicciolata, gruppetti sparuti di pellegrini corrono (che si corrono poi alle sette del mattino?) diretti in basilica; Piazza San Pietro è finalmente accessibile a tutti.

Mi sporgo timidamente tra le transenne che, a pochi metri da me, per la prima volta dopo un anno si aprono in un varco che consente il libero accesso. Un po’ come quando si entra in punta di piedi in una vecchia casa riaperta dopo tanto tempo, rientro lentamente nella piazza che sento un po' mia.

Una normalità fatta di pellegrini ordinari, di romani e di matti, mi dice che il Giubileo è davvero finito.

I matti di Piazza San Pietro… Un mio amico sostiene che questa gente si raduni lì grazie a una sorta di peculiarità nella zucca, capace di sintonizzarsi con le frequenze del piombo contenuto nella cupola. Una teoria astrusa e divertente. Io preferisco pensare che si sentano accolti dall’abbraccio della Chiesa, che il Bernini ha magistralmente rappresentato nel celebre colonnato.

Quando qualcuno di loro lo consente, mi piace parlarci; sanno essere più veri dei "normali". Una di essi, 22 anni fa mi predisse pure che avrei avuto - "una bella figlia, e poi basta!", e così è stato. Qualcuno disse che Dio parla attraverso i bambini e i matti. Chissà...

In lontananza un uomo giovane canta a squarciagola e non passa inosservato, considerata l'ora. Si avvicina con un pacifico cagnolone al guinzaglio, che ogni tanto lo fissa adorante. Canta un po’ in inglese, un po’ in spagnolo, un po’ in un buffissimo italiano, annunciando l’imminente avverarsi di certe profezie e sventolando un libro nero. E' buffo, e suscita una simpatia che stride con l'ineluttabilità delle disgrazie predette.

Le forze dell’ordine — che evidentemente ne conoscono la candida inoffensività — lo lasciano fare. Ci incrociamo e, mentre continua il suo cantilenante soliloquio profetico, mi strizza l’occhio e prosegue nella sua strampalata missione di simpatico svitato.

Deve aver riconosciuto quella fettina della mia testa che, un po’ suonata come la sua, stava pensando a un verso poetico uscito dal cuore di Alda Merini una sessantina d’anni fa…

«Ero matta in mezzo ai matti.

I matti erano matti nel profondo,

alcuni sono intelligenti.

Sono nate lì le mie più belle amicizie.

I matti sono simpatici, non così dementi,

che sono tutti fuori, nel mondo.

I dementi li ho incontrati dopo,

quando sono uscita.»

Chissà cosa direbbe Alda, incontrando gli smombies di oggi che, alienati da un piccolo schermo, non parlano più da soli ma tacciono, persuasi dagli algoritmi di essere connessi al mondo mentre, in realtà, ne sono tristemente assenti.

martedì 16 settembre 2025

Come la superiamo sta "montagnola"?

Ogni mattina, passeggiando per via della Conciliazione, mi gusto i movimenti dei volontari e dei pellegrini mattinieri che cominciano ad affluire in Basilica per il Giubileo.

Ma sabato scorso l’atmosfera pareva speciale: un viavai febbrile, grandi strutture per fari, telecamere e altoparlanti che dominavano la piazza, come se si stesse preparando un mega concerto.

Curioso come una scimmia, sono andato a informarmi e ho scoperto che Papa Leone avrebbe ospitato la terza edizione del World Meeting on Human Fraternity, l’evento promosso dal Vaticano per incoraggiare fraternità, pace e cooperazione tra culture e religioni diverse.

Prevost non è mai banale e non ho resistito. Sono andato a leggermi le parole del Pontefice ai partecipanti - se vi interessa l'intero discorso cliccate qua - e una frase mi ha colpito profondamente:

"Fratello, sorella, dove sei in una vita iperconnessa, dove la solitudine corrode i legami sociali e ci rende estranei persino a noi stessi?"

Poco dopo, il Papa offre una risposta che fa riflettere:

"La risposta non può essere il silenzio. Tu sei la risposta, con la tua presenza, il tuo impegno e il tuo coraggio. La risposta è scegliere una direzione diversa di vita, di crescita e di sviluppo."

La risposta è scegliere una direzione diversa di vita, di crescita e di sviluppo.

Scegliere una direzione diversa di vita… per essere presenza.

Si vabbè, ma come? E Papa Leone conclude con una frase che riassume il vangelo:  «Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (13,34-35)

Ma se stiamo sempre appiccicati a uno schermo come possiamo amarci gli uni gli altri?

Come la superiamo sta "montagnola"?

sabato 9 agosto 2025

La celata bellezza degli incompresi

Li chiamano matti. Ma forse sono solo anime vaste, imprigionate in menti ferite da un mondo troppo stretto per contenerle e incasellarle in un ruolo già previsto.

Se andiamo un pochino oltre l'apparente vaneggiamento squinternato che emerge a una prima lettura di ciò che scrivono, si intravvede un universo singolare. E interessante a mio avviso. Vero e incredibilmente vivo.

Il segreto, secondo me, è nel sospendere il giudizio per scoprire il cuore, l'anima scomposta di una donna o di un uomo di strada che forse vede certe incoerenze dei cosiddetti normali, meglio di noi "ben pensanti".

Sospendere il giudizio.

E se lo facessimo anche con tutti gli altri? Coi colleghi, coi condomini, con quei parenti che ci stanno proprio sulle balle…

Con chi non capiamo, chi ci urta...

Forse saremo tutti un po' meno soli e il cuore, finalmente, troverebbe pace.

venerdì 18 luglio 2025

Colori carioca, ombre irlandesi e miracoli minimi romani

Pochi minuti fa osservavo quattro attempate turiste brasiliane: belle signore giunoniche, sgargianti nei colori e travolte dall’entusiasmo. Commentavano estasiate l’efficienza dei mezzi pubblici romani.

Poco dietro di loro, una famiglia irlandese – pelle bruciacchiata e sguardi provati dal sole italiano – scuoteva la testa: “Peccato, una città così bella... e così trascurata. Sporca, caotica, autobus insufficienti per tutta questa gente.”

Due scene. Due punti di vista. Tutto dipende da dove parti. E da quanto riesci ancora a vedere – davvero – il buono.

Non mi lamento dei mezzi scalcagnati della periferia dove vivo. Perché ricordo bene il 235, con orari sbilenchi e corse fantasma, che tentava di collegare (più per sport che per utilità) Borgata Fidene con la civiltà.

E ogni sera mi perdo nei tramonti variopinti e sempre nuovi che si stagliano maestosi davanti alla finestra del mio salotto, rigorosamente fuori dal grande Raccordo Anulare.

E' giusto lottare per migliorare le cose sì. Ma la vita è troppo breve per sprecarla lamentandosi.

Coltivare la capacità di vedere il bello, custodirla con cura, praticare la gratitudine ogni giorno: ecco la vera rivoluzione.

Forse – chissà – ci sentiremmo meno in credito con il Creatore. E un po’ più in pace col mondo.

lunedì 14 luglio 2025

Un'elegante attesa, senza fine

La incontro ogni mattina. Sempre seduta sulla medesima panchina, accostata al colonnato di Piazza Pio XII, le gambe elegantemente accavallate, le mani adagiate con grazia sulle ginocchia, pare in attesa di qualcuno che non arriva mai.

Dritta, composta, con un’eleganza innata, dimostra forse sessantacinque anni. Attorno a sé, tutti i suoi averi racchiusi in un carrello pieghevole come quelli che usavano le nostre nonne, e un paio di buste. Eppure, nel suo sguardo fiero e sereno, sembra una regina che contempla con dignità il vasto regno della propria tenuta.

È sempre pulita, ordinata, con un filo di rossetto curato e nessun segno di trascuratezza. Quando, alle sei del mattino, passano gli operatori del Comune a lavare strade e marciapiedi, è la prima ad alzarsi e farsi da parte, con discreta solerzia.

Porta sempre un foulard, annodato con ricercata semplicità. A volte è rosso con ricami dorati, altre volte color ocra. Oggi è celeste, in tinta con l’abito — bello, quasi elegante — che indossa mentre siede aggraziata.

La sua statura, il portamento, il passo aggraziato e i tratti ancora segnati da una bellezza che fu abbagliante me la fanno immaginare in passerella, sotto i riflettori. Oppure a Capri, nella piazzetta, con un cocktail tra le dita, in attesa di un’amica del jet-set degli anni Ottanta.

Estate o inverno, con il sole o la pioggia, lei è lì. Sembra attendere un autobus che non giunge mai, un uomo che non arriva, un'auto — elegante come lei — che non accosta per portarla via da lì.

Se la saluti, ricambia con un aggraziato cenno del capo e un sorriso composto, gentile ma formale, che non lascia spazio ad altra comunicazione.

Per un attimo ti concede l’incontro con il suo sguardo, e poi, con la stessa grazia con cui ha socchiuso una porta, richiude la sua anima al mondo.

Torna così, silenziosa e dignitosa, elegante ed algida, a contemplare il vuoto, per riprendere la sua attesa senza fine.

giovedì 26 giugno 2025

La vera connessione: rivelazioni a piazza San Pietro

Piazza San Pietro. Una figura esile e accartocciata siede all'ingresso di una tenda socchiusa, lo sguardo fisso a terra.

"Povera donna," penso, "probabilmente un'alcolista, o forse persa nei meandri di chissà quale malattia mentale."

Mi avvicino con cautela, e ciò che scopro mi sorprende: la "barbona smarrita" è in realtà una giovane donna tonica e curata. Pure bella.

Non sta fissando il vuoto, ma un magnifico volto di Cristo che sta rifinendo con il carboncino.

L'avevo etichettata come una disperata malata mentale, ma era più profondamente connessa con se stessa – forse anche con Dio? – di quanto lo fossi io in quel momento.

E scopro che è solo avvicinandosi senza giudicare che si può davvero vedere, comprendere e, forse, incontrare.