Visualizzazione post con etichetta #invisibili. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #invisibili. Mostra tutti i post

sabato 9 agosto 2025

La celata bellezza degli incompresi

Li chiamano matti. Ma forse sono solo anime vaste, imprigionate in menti ferite da un mondo troppo stretto per contenerle e incasellarle in un ruolo già previsto.

Se andiamo un pochino oltre l'apparente vaneggiamento squinternato che emerge a una prima lettura di ciò che scrivono, si intravvede un universo singolare. E interessante a mio avviso. Vero e incredibilmente vivo.

Il segreto, secondo me, è nel sospendere il giudizio per scoprire il cuore, l'anima scomposta di una donna o di un uomo di strada che forse vede certe incoerenze dei cosiddetti normali, meglio di noi "ben pensanti".

Sospendere il giudizio.

E se lo facessimo anche con tutti gli altri? Coi colleghi, coi condomini, con quei parenti che ci stanno proprio sulle balle…

Con chi non capiamo, chi ci urta...

Forse saremo tutti un po' meno soli e il cuore, finalmente, troverebbe pace.

lunedì 4 agosto 2025

Un angolo da amare anche quando il mondo non ti vede

Tra le tante anime invisibili che orbitano attorno al Cupolone, c’è una donna che dorme sulla rampa disabili di Santa Maria in Traspontina.

È come se un committente anch’egli invisibile — forse annidato nella sua testa, nel cuore, o chissà dove — le avesse affidato una missione silenziosa: mantenere sempre fresco un piccolo omaggio floreale in un punto preciso della facciata della chiesa.

Ogni mattina, con la dedizione meticolosa di una vedova che lucida la lapide dell’amato, lei cura quell’angolo con una grazia ostinata.

Pulisce, rassetta, lava, risciacqua. E soprattutto, fa in modo che non manchino mai dei mazzolini di fiori freschi. Mai. Dove li prende se sta sempre lì?

Quando ritiene che sia tutto a posto, allarga il suo raggio d’azione: raccoglie lattine, bottiglie, resti lasciati dai pellegrini che, alleggeriti nello spirito, hanno abbandonato anche il rispetto.

Ed ecco che nasce un pensiero. 

Le donne, anche quando sono ferite al punto da non riuscire più a prendersi cura di sé, conservano comunque un angolo da accudire, da amare.

Questa invisibile, scesa dalla giostra della società per chissà quale indicibile dolore, continua a tenere in piedi quel pezzettino di mondo che, un quadratino alla volta, riesce a trasformare in "casa".

Nessun post, nessun like. Solo un gesto ripetuto, ogni giorno, che dà senso a un angolo dimenticato.

E se il senso di tutto fosse nello scegliere un angolo, piccolo ma nostro, da custodire con amore contro il disordine del mondo?

lunedì 14 luglio 2025

Un'elegante attesa, senza fine

La incontro ogni mattina. Sempre seduta sulla medesima panchina, accostata al colonnato di Piazza Pio XII, le gambe elegantemente accavallate, le mani adagiate con grazia sulle ginocchia, pare in attesa di qualcuno che non arriva mai.

Dritta, composta, con un’eleganza innata, dimostra forse sessantacinque anni. Attorno a sé, tutti i suoi averi racchiusi in un carrello pieghevole come quelli che usavano le nostre nonne, e un paio di buste. Eppure, nel suo sguardo fiero e sereno, sembra una regina che contempla con dignità il vasto regno della propria tenuta.

È sempre pulita, ordinata, con un filo di rossetto curato e nessun segno di trascuratezza. Quando, alle sei del mattino, passano gli operatori del Comune a lavare strade e marciapiedi, è la prima ad alzarsi e farsi da parte, con discreta solerzia.

Porta sempre un foulard, annodato con ricercata semplicità. A volte è rosso con ricami dorati, altre volte color ocra. Oggi è celeste, in tinta con l’abito — bello, quasi elegante — che indossa mentre siede aggraziata.

La sua statura, il portamento, il passo aggraziato e i tratti ancora segnati da una bellezza che fu abbagliante me la fanno immaginare in passerella, sotto i riflettori. Oppure a Capri, nella piazzetta, con un cocktail tra le dita, in attesa di un’amica del jet-set degli anni Ottanta.

Estate o inverno, con il sole o la pioggia, lei è lì. Sembra attendere un autobus che non giunge mai, un uomo che non arriva, un'auto — elegante come lei — che non accosta per portarla via da lì.

Se la saluti, ricambia con un aggraziato cenno del capo e un sorriso composto, gentile ma formale, che non lascia spazio ad altra comunicazione.

Per un attimo ti concede l’incontro con il suo sguardo, e poi, con la stessa grazia con cui ha socchiuso una porta, richiude la sua anima al mondo.

Torna così, silenziosa e dignitosa, elegante ed algida, a contemplare il vuoto, per riprendere la sua attesa senza fine.