domenica 9 novembre 2025

Ciò che non ci diciamo più

Più mi guardo intorno, più noto un fenomeno che mi inquieta: la gente non si parla più.

Ci si scrive, ci si manda link, video virali – rigorosamente brevi. Si scrolla per ore, si condivide qualcosa ogni tanto, e nei casi migliori si invia un messaggio.

Ma parlare, davvero, di persona — quella sembra essere diventata un’arte in disuso.

Questa non è una convinzione, ma una percezione che si fa ogni giorno più nitida. Ogni volta che mi trovo in un contesto sociale, la sensazione si riaffaccia, sempre uguale.

Qualunque sia il gruppo in cui mi trovo, avverto una comunicazione di superficie, di facciata. Come se ciò che conta davvero fosse costantemente rimandato. O forse già detto, da qualche altra parte. Online, magari.

Non ho dati né grafici per provarlo, ma questa sensazione è reale. Non mi abbandona mai. Anzi, cresce.

È come quando ti presentano a un gruppo di amici di vecchia data o a una famiglia: si parla, sì, ma intuisci - cosa che in quei contesti è naturale - che le cose che contano verranno dette dopo, altrove, in uno spazio più intimo.

Lo smartphone, da utile strumento di comunicazione, è diventato l’unico.

E così aumentano i non detti — “Tanto poi glielo spiego con un vocale” — e si evitano i confronti — “Gli mando un link, un DM, un meme”… - E ci si sente a posto così.

Questa sensazione mi accompagna anche quando torno al paesello, un meraviglioso borgo dell'Alto Molise. Anche lì sembra essersi spenta quella vitalità da piazza: le chiacchiere sul calcio, le liti politiche, i pettegolezzi. Parlano ancora? Forse sì, ma online. E quando ci torno mi sento sempre più un estraneo, tollerato, ma non accolto come una volta.

Mi chiedo allora: è solo la modernità che ha spostato il luogo del confronto, o abbiamo perso — in mezza generazione — un’abilità acquisita in secoli di umanità?

Non ho risposte, solo domande. E quella sensazioncella latente di solitudine che s’insinua, silenziosa, in ogni occasione sociale che vivo.

Basta poco — una battuta, uno sguardo, una risata — e la magia si riaccende

È la magia del parlarsi davvero, vis-à-vis, quando la voce fa vibrare lo spazio che ci unisce e le parole, per un istante, diventano carne, respiro, prossimità.

Quanti di noi accetteranno la sfida di riprenderci questo spazio vivo che la rete sta spegnendo?