mercoledì 20 maggio 2026

Il piacere di una chiacchierata a cofano aperto

Ormai si prenota quasi tutto online: un biglietto aereo, una visita medica, una riparazione di qualsiasi cosa sia passibile di rottura, persino la spesa.

L’altro ieri  mi si è rotto il clacson della macchina e, in una città come Roma — nota per gli automobilisti dalla guida più spregiudicata d’Italia — andare in giro con un’auto muta non è proprio rassicurante.

Da bravo minimalista digitale ho chiamato Massimo, il meccanico di fiducia che mi ha indirizzato dagli elettrauto Michele e Andrea - "Basta che vai là a nome mio Sandrì, senza manco chiamà, e t'arisòrvono st'impiccio".

Nel giro di un minuto avevo già risolto. Certo, una ricerca su Google e un form compilato online sarebbero bastati, ma vuoi mettere il buon Massimo che — meglio di qualsiasi app integrata — ti spiega pure la strada migliore per arrivare, evitando code e quel cantiere che da un mese intoppa il traffico di due interi quartieri?

Nel pomeriggio, verso le quattro, ero già da loro. Da sotto una Golf spuntavano due gambe. Dopo qualche secondo - non avevo parlato ma in qualche modo da lì si era accorto che c'ero -  una mano mi ha indicato un signore sulla cinquantina mentre una voce, sempre da sotto la Golf grigio scuro, mi diceva: “Abbi pazienza che sto ’mpicciato. Laggiù ce sta Michele che te dà retta.”

Nel giro di un quarto d’ora, Michele aveva già fatto la diagnosi: tromba del clacson andata. Morta stecchita. “Te ne monto una che te sente pure er Papa in Vaticano”, mi fa con quell’aria da chirurgo di pronto soccorso automobilistico. E io, senza pensarci troppo: “Daje Miche’ che qua a Roma serve più dei freni.”

Così la mia spartana ma fedelissima Dacia è tornata a parlare. Anzi, a farsi sentire proprio bene col vocione giusto per ricordare ai fenomeni del raccordo, agli specialisti del taglio seriale di corsia - ma soprattutto agli ebetini distratti dal cellulare - che, ogni tanto, esistono pure gli automobilisti corretti.

E mentre armeggiava tra fili, viti e strumenti di diagnostica, siamo finiti a parlare di figli, di università, della maleducazione nel traffico che "una volta mica era a sti livelli...", e di quelle cose normali (e un po' da boomer ammettiamolo) che vengono fuori quando qualcuno lavora con calma e umanità, senza cronometri né ticket digitali.

E lì ho pensato che sì, forse online avrei prenotato tutto in trenta secondi.

Ma non avrei mai avuto Massimo che mi manda “a nome suo senza chiamà”, Andrea che mi parla da sotto una Golf come fosse un meccanico-oracolo, né Michele che tra un cacciavite e una chiacchiera mi restituisce il clacson — e pure un piccolo pezzo di romanità che nessuna app, per fortuna, ha ancora imparato a replicare.