L'invito a delle Nozze d'Argento mediante una fotina impersonale inoltrata con un messaggio WhatsApp, mi è capitato; l'ho raccontato qui.
Ma di fronte a una morte, mi chiedo come si possa avvertire un parente stretto con la stessa modalità. Non riguarda me ma una persona a cui voglio bene e a cui siamo andati di persona a riferire la triste notizia, dopo averla ricevuta noi per lei.
Si, siamo andati di persona perché certe notizie vanno dette direttamente, con uno sguardo pieno d'amore e pronti a dare quell'abbraccio, quella mano sulla spalla che non risolve il problema ma rende quel dolore umanamente sopportabile.
Al netto dei problemi relazionali che possano intercorre tra parenti, mi chiedo come ci si possa sentire a posto comunicando la morte di un caro mediante l'invio della foto della locandina funebre, di quelle che si appendono sui muri.
Quando abbiamo smesso di considerare la comunicazione non solo come un trasferimento di informazioni, ma come un atto di presenza umana?
Capisco che la tecnologia renda tutto più rapido e immediato. Capisco le distanze, gli impegni, le difficoltà personali. Ma ci sono notizie che non possono essere ridotte a un arido necrologio inoltrato, alla freddezza di una fotografia, all'impersonalità di uno schermo.
La morte di una persona cara non è una comunicazione di servizio. È un dolore che irrompe nella vita di chi resta, e che meriterebbe almeno il rispetto di una voce, di uno sguardo, di una presenza.
Ricevere la foto di una locandina funeraria senza una parola, senza una telefonata, senza un gesto che accompagni quella notizia, lascia addosso una tristezza che va oltre il lutto stesso. Perché in quel momento non si perde soltanto una persona: si avverte anche la drammatica perdita di qualcosa nelle relazioni umane, della capacità di condividere il dolore e di farsene carico, almeno per un istante.
Non giudico le fragilità, le incomprensioni o i rapporti difficili che possano esistere tra parenti. Ma continuo a credere che alcune notizie richiedano coraggio, sensibilità e umanità. Sono situazioni in cui si deve mettere la faccia, la voce, il cuore, le braccia per stringere a sé chi ha il cuore sanguinante.
E oggi, ho visto una donna anziana, che ho nel cuore, piangere per una grave perdita ma soffrire lacrime indicibili anche per la mancanza di umanità di certi parenti che l'hanno resa invisibile anche questa volta.
Forse non esiste un modo giusto per comunicare una morte. Ma esistono modi che sanno far sentire una persona meno sola. E altri che, come il messaggio funebre di questa mattina, finiscono per aggiungere amarezza al dolore.
Sarei arrabbiato, furioso, se non fosse per la pena che provo per chi ha subìto un lutto importante e anche per chi ha perso l'occasione di uscire almeno per una volta dalla freddezza di un cuore consegnato alla rete e ridotto a una trasmissione di freddi bit.