I "barboni di piazza san Pietro"... Chi non li conosce? Fanno parte di questa fetta di Roma dal tramonto all'alba e, alle 7,30 non li vedi più, dileguati, svaniti in una città che, di giorno, li vede ancora meno.
Stamattina uno di loro muoveva le braccia e le mani in maniera stereotipata. Ripeteva ossessivamente delle pose, come a segnare un codice comprensibile solo alla presenza sospesa a un paio di metri dai sampietrini, che vedeva solo lui. Il suo sguardo trasmetteva l'intelligenza di quello che la sa lunga, simile all'atteggiamento che vedi nel poliziotto affidabile che sembra dire - tranquilli, ci penso io.
A qualche metro da lui, sotto al colonnato, un altro invisibile sedeva fissando il vuoto. Attorno a lui una coperta, con sopra sparpagliati pochi preziosi beni di sopravvivenza. Ma il suo sguardo era triste e sulla sua testa sembravano pesare tutti i peccati del mondo.
Poco più avanti una donna minuta parlava da sola. Chiuso il sacco a pelo, si accingeva a smontare la tenda brontolando sommessamente contro i netturbini che lavavano il selciato.
Alle sette del mattino sono tutti presi a sbaraccare tende e giacigli di fortuna, ciò che per loro è casa, dal tramonto all'alba.
Stamattina però, mancava all'appello il signore alto e biondo, un vichingo coi capelli e la barba lunghi che ogni mattina fa Tai Chi con mosse lente, serene e accurate in una traversa di via del mascherino. Chissà, forse si era spostato a piazza Risorgimento da dove poteva contemplare e salutare meglio il sole.
L'unico che resta lì, fermo, coerente come un rituale antico, è l'uomo assorto con l'ombrello aperto che presidia, invisibile come tutti gli altri, qualche portale immaginario tra questo mondo assurdo e storto e un mondo ideale che vede solo lui.
Ognuno di questi invisibili - che dal tramonto all'alba vedi sotto al colonnato o lungo via della Conciliazione - sembra abitare una geografia diversa, fatta di coordinate che, dalle sette del mattino non compaiono sulle mappe, di appuntamenti che nessuno ha fissato e di rituali che nessuno ricorda di aver cominciato.
Gente fuori di testa e fuori posto che dialoga con un mondo invisibile.
E se fossero proprio loro, gli invisibili, a custodire qualcosa che noi abbiamo smesso di vedere?
Chissà? Magari stanno lì proprio per indicarci che ci sono altre realtà che gli occhi non vedono e i sensi non percepiscono ma sono altrettanto reali.
La memoria, l'amore, l'immaginazione, la creatività,i sentimenti più profondi, le domande di senso, il sacro… Mondi che abbiamo smesso di guardare e frequentare perché non si lasciano misurare da un algoritmo, ma che possono dischiudersi soltanto a chi sa ancora sostare, tacere e guardare oltre la superficie delle cose e anche ricordarci che l'invisibile non è il contrario del reale, ma forse la sua parte più profonda.
