"Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso."
Giuseppe Ungaretti
Si trovava in guerra quando nelle tregue tra un bombardamento e un altro, fissava queste parole su carta.
Parole. Come quelle che oggi scorrono vuote e velocissime, senza lasciare niente, nemmeno un frammento di memoria.
Formalmente non c'è differenza. Un'IA non tratterebbe in modo diverso un verso partorito dopo ore di patimenti, fremiti, moti dell'anima di un uomo al fronte e il beat idiota blaterato su tiktok da un'adolescente che ballonzola.
L'IA genera la parola successiva più probabile usando occorrenze apprese da grandi quantità di testo, che siano parole partorite da un'anima poetica o quelle cianciate di un influencer scemo.
"Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso."
Queste parole hanno il potere di evocare nuovi pensieri, sensazioni, suggestioni. Forse perché non sono una poesia da leggere ma un paesaggio che si attraversa e che ogni volta lascia un certo stupore.
Nelle tregue tra i bombardamenti il poeta cercava quel silenzio in cui avrebbe trovato quella parola sua perché vera, l'unica che valeva la pena di scrivere perché dava forma a ciò che viveva.
Noi, oggi, tra i bombardamenti di parole che ci piovono addosso su più fronti, riusciremo a trovare quel silenzio per trovare quelle che sono davvero nostre? Non le parole che vomitiamo sui social che ci condannano a essere comunicatori a ogni costo.
Ma le parole che nascono da un silenzio cercato e custodito come un tesoro prezioso. Forse oggi il gesto più radicale non è parlare o scrivere di più, ma tacere meglio: sottrarsi, anche solo per un istante, alla velocità che ci spinge a dire tutto e subito.
Non si tratta di scrivere grandi poesie, chi ne è capace in fondo? Si tratta di darsi il tempo per sentire veramente cercando tregue tra un bombardamento di parole e un altro. Sentire sotto la superficie delle frasi pronte, degli slogan selezionati da un algoritmo, della reazione di pancia a cui alla fine nemmeno crediamo.
Troppo complicato? Qualcuno l’ha spiegato in una frase chiara, diretta e fattibile: "Ogni parola pronunciata richiede di essere preceduta dall’ascolto" – Leone XIV.