"Nun firmà mai niente senza avé letto tutto fino in fonno!" - Ricordo la prima volta che mia madre me lo disse. Mio cugino era stato fermato per strada da un paio di tizi che chiedevano firme per una causa umanitaria e si ritrovò a pagare rate salatissime per un'enciclopedia scadente venduta a peso d'oro.
Da allora mi veniva ripetuto come un mantra dai miei, da nonna Fernanda (classe 1907) e da quasi tutti gli adulti che all'epoca riempivano la mia vita.
Erano adulti semplici, la cui istruzione andava raramente oltre la terza media ma che erano guidati da un evidente buon senso che purtroppo quel giorno non arrivò al mio ingenuo cugino.
E il pensiero vola ai giorni nostri in cui, con un semplice click, stipuliamo contratti senza farci nemmeno sfiorare dal pensiero di leggere per cosa ci stiamo impegnando.
Apriamo siti, compriamo online, ci iscriviamo a servizi, e ogni giorno installiamo e disinstalliamo app senza leggere le condizioni che stabiliscono conseguenze legali e vincolanti.
"Eh, ma sono decine di pagine, se le dovessi leggere tutte e ogni volta non finirei mai…" - E' un pensiero che facciamo tutti e che usiamo beatamente per tacitare ogni eventuale residuo di coscienza.
Quando dicevo ai miei - "Ma se devo leggere decine e decine di condizioni, pagine su pagine?" - La risposta di mia madre (quinta elementare ) e di mio padre (secondo istituto tecnico, era il dotto di casa…) era chiara e senza scappatoie: "Leggi tutto! Oppure nun firmi!!!"
Che oggi potrebbe suonare con - Leggi tutto oppure non clicchi!
"Eh ma tanto non succede mai niente..."
Un esempio tra tanti può essere quello di eDreams che ha utilizzato tecniche manipolative per indurre i consumatori ad aderire, talvolta inconsapevolmente, all’abbonamento "prime", anche attraverso informazioni ingannevoli, preselezioni e addebiti inattesi. E meno male che una vigilante AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha indagato e sanzionato con una multa da 9 milioni di euro la famosa piattaforma turistica.
Ne potrei citare a centinaia ma ormai quella prudenza che ci spingeva a leggere sempre, prima di firmare (o cliccare) sembra essere stata attenuata da anni di facili click e promesse seducenti e ormai definitivamente estinta.
Eppure, ogni volta che sto per cliccare su quel pulsante, da qualche parte dentro di me risuona ancora quella voce.
“Leggi tutto! Oppure nun firmi!”
Non è più soltanto la voce di mia madre, di mio padre, di nonna Fernanda o di quegli adulti che sembravano vivere in un mondo infinitamente più lento del nostro. È diventata una specie di piccolo dispositivo di sicurezza interiore, che mi ricorda che dietro un gesto apparentemente insignificante può nascondersi un impegno che non lo è per niente.
Purtroppo oggi la tecnologia parla direttamente alle nostre debolezze. Ci mette fretta, ci rassicura, ci mostra il pulsante più facile per arrivare a quel click che conviene a qualcun altro. E noi, nel silenzio di una stanza in cui il nostro volto è illuminato dalla luce fioca di uno schermo, ma non da quella del buon senso, clicchiamo senza pensarci.
Con l'intelligenza artificiale questo fenomeno potrebbe assumere una dimensione ancora diversa.
Perché un'interfaccia tradizionale può cercare di persuadere; un sistema "intelligente" potrebbe imparare come persuadere proprio me. Potrebbe conoscere i miei tempi, le mie esitazioni, le mie abitudini, il linguaggio al quale reagisco meglio, i momenti nei quali sono più distratto e perfino il modo più efficace per farmi superare una mia eventuale ultima resistenza.
Libertà non significa solo poter scegliere tra il pulsante ACCETTO e RIFIUTO ma nel comprendere davvero cosa sto accettando o rifiutando.
Non comprendiamo tutto? Quando capita a me, nella mia mente, risuona la voce dei miei o di mia nonna, terza elementare, ignara di algoritmi e intelligenza artificiale, ma capace con la sua saggezza semplice e profonda di insegnarmi una cosa che forse il futuro non dovrebbe mai farci dimenticare: leggi tutto oppure nun firmi!
Leggi tutto oppure non clicchi! Ma sei disposto a rallentare un po' per leggere, o a rinunciare a quella bottarella di dopamina da click per farlo?