Le tempeste solari ci sono sempre state: cicliche, talvolta straordinarie, a volte più intense del solito, con il provvidenziale scudo del campo magnetico terrestre che, facendo egregiamente il suo lavoro, da che mondo è mondo evita che ci friggano all’istante.
Per secoli sono rimaste un argomento di nicchia, confinato agli operatori del settore e agli astrofili dilettanti come me. Solo da pochi anni, invece, riempiono testate e telegiornali ogni volta che il Sole “starnutisce” un po’. Come oggi ad esempio...
Forse perché intercettano una paura nuova, o in questi ultimi anni più diffusa e radicata: quella di un blackout.
I brillamenti solari eccezionali, infatti, pur essendo innocui per flora e fauna, quindi anche per noi, oltre a regalare suggestive aurore boreali a latitudini insolite, come il Nord Italia, possono interferire con tutto ciò che fa uso dell’elettricità.
Prima che Alessandro Volta costruisse la sua celebre pila, l’interesse per questi fenomeni non andava oltre le annotazioni degli astronomi cinesi negli annali imperiali o le cronache monastiche medievali, che si limitavano a registrarne gli effetti nel cielo.
Solo nel 1859, quando l’astronomo Richard Carrington osservò un intenso brillamento solare, si comprese per la prima volta che quell’evento era direttamente collegato al collasso delle reti telegrafiche in Europa e Nord America.
Oggi, un evento analogo può danneggiare satelliti e sensori spaziali, sistemi GPS, comunicazioni, reti elettriche e trasformatori, cavi terrestri estesi e collegamenti aeronautici; nel giro di poche ore potremmo ritrovarci al buio, impossibilitati a viaggiare, a pagare, a connetterci.
Eccola la paura che fa tremare i polsi… E forse allora il vero problema non è il Sole che ogni tanto si fa sentire, ma una società che vive attaccata a una spina: così il terrore del blackout diventa merce perfetta per media affamati di clic, mentre basterebbe recuperare un minimo di autonomia e resilienza quotidiana per scoprire che senza rete e senza corrente, per qualche ora, non crolla la civiltà.
È davvero così difficile trovare alternative ad attività possibili solo con corrente e rete e abituarsi ad esse? Io ogni tanto mi ci metto d’impegno a scovarne di nuove, e sto scoprendo che non sono poi così poche…
- Parlare davvero con le persone che si hanno accanto.
- Leggere libri o riviste cartacee.
- Scrivere a mano (appunti, lettere, idee, progetti).
- Cucinarе con fornelli a gas o cibi freddi.
- Mangiare senza schermi davanti.
- Giocare a carte o giochi da tavolo.
- Fare una passeggiata o muoversi all’aperto.
- Dormire di più e seguire i ritmi naturali.
- Sistemare casa, riordinare, fare piccole riparazioni.
- Raccontare storie, ricordare, fare memoria.
- Riordinare vecchie foto.
- Suonare strumenti musicali.
- Meditare, riflettere, pregare. Perché no?
- Annoiarsi un po’.
E tu? Davvero pensi di non avere soluzioni alternative? Sicuramente hai qualche idea che ignoro. Come reagiresti se la corrente sparisse domani?