Ogni mattina attraverso Via della Conciliazione e Piazza San Pietro. E ogni mattina incontro lo stesso popolo silenzioso: persone che hanno passato la notte lì, in attesa di poter usare le docce e i bagni che il Vaticano mette a disposizione gratuitamente.
Non posso non notare che la maggior parte sono uomini. E, negli ultimi anni, uomini sempre più giovani.
Da uomo, non riesco a non immedesimarmi. È come se vedessi materializzarsi davanti ai miei occhi una fetta della società, una fetta maschile fragile: quella che non trova sostegno, non trova servizi adeguati, non trova quella complicità che impedisce loro di fare una sciocchezza. E piano piano si spegne.
Quando ti fermi a parlarci, scopri che quasi mai c’è un’unica causa. Ci sono dipendenze (alcol, droga), depressioni trascurate, separazioni, lavori persi insieme alla casa e alla famiglia. Ma più spesso sono intrecci: grovigli unici fatti di fallimenti, vergogna, solitudine. Ogni storia è diversa. Ognuna ha il suo modo di essere dolorosa.
Tra le tante, mi ha colpito quella di un uomo calabrese, della mia età. Un anno in strada dopo la separazione e la perdita del lavoro. Tre figlie giovani ma adulte, autonome, ignare del fatto che il padre dormisse per terra. Non aveva chiesto aiuto a nessuno. Per non deludere chi doveva fare affidamento su di lui che invece stava fallendo su tutti i fronti. Per vergogna.
Noi uomini, spesso, abbiamo reti relazionali più fragili. Sono tutti amiconi fino a quando non crolli... Facciamo più fatica a dire che stiamo male. Tendiamo a non chiedere aiuto perché - consapevoli o meno - in fondo sappiamo di essere fatti per sostenere e non per appoggiarci a qualcun altro.
E quando crolliamo, se non abbiamo accanto persone capaci di comprendere senza giudicare, iniziamo a mollare la presa. E molti, un passo alla volta, si arrendono.
Quell’uomo calabrese ha incontrato qualcuno che lo ha ascoltato davvero e accompagnato passo passo verso la normalità. Non io ma il mio amico Furio. Un assistente sociale che se vede solo un piccolo margine di miglioramento non ti molla finché non ne sei fuori. Avercene come lui... Ebbene. Oggi quell'uomo è tornato al suo paese: una piccola casa in affitto, dignitosa, e sta rimettendo insieme i pezzi della propria vita, compresa la relazione con le figlie. Un miracolo invisibile dell'ascolto.
Ma quanti restano lì? E più tempo si passa in strada, più diventa difficile tornare indietro.
Si parla molto di patriarcato, ma poi ci si accorge che viviamo in una società che — giustamente — sta imparando a riconoscere, tutelare e articolare le esigenze femminili in molte delle loro declinazioni, mentre fatica ancora a vedere quelle maschili. O forse non vuole.
I servizi, le politiche, le strutture sono un tema che lascio alle amministrazioni. Noi, però, nel frattempo possiamo fare qualcosa di molto più semplice: alzare lo sguardo dai cellulari, infilarceli in tasca e fare quella domanda in più — ma fatta sul serio. Dare una robusta pacca sulla spalla che non sia di circostanza, e magari farla seguire da un “vieni, prendiamo qualcosa insieme”.
Perché forse quell’uomo che sembra solo “un po’ giù” non sta aspettando un piano sociale ma solo qualcuno che si accorga davvero di lui. E in certi casi - chissà - forse può bastare una mano amica, un interessamento sincero, per evitare che inizi quel piano inclinato che porta, lentamente, verso la scelta estrema di buttarsi per strada.