Discrezione: dal latino tardo, discretio, a sua volta derivato dal participio passato discretus del verbo discernere ("discernere", "distinguere"). Il significato etimologico si lega quindi alla capacità di distinguere, separare e giudicare in modo equilibrato, evolvendo poi nel senso moderno di giudizio, riserbo e misura.
Oggi discrezione potrebbe essere la capacità di distinguere le situazioni in cui - per esempio - è opportuno pubblicare un'attività o meno. Separare ciò che può andare online da ciò che è bene mantenere riservato.
La discrezione non si impara come la grammatica o l'algebra. A mio avviso è una sorta di coscienza che si forma piano piano negli anni, nutrita da buoni esempi, dall'osservazione della realtà, anche (ma non solo) da buoni insegnamenti e da virtù innate come la prudenza e il senso della misura.
Quando negli anni duemila una massa sempre più nutrita di neogenitori pubblicava sui social foto dei figli in ogni situazione possibile, io a malapena ne inviavo una a pochi, pochissimi amici fidati. Lungi dall'essere un minimalista digitale, all'epoca scrollavo e pubblicavo come tutti, ma qualcosa mi diceva che quell'attività era meglio non farla. E quando lo dicevo, la risposta era: "Tanto non ho niente da nascondere!" - aggiungendo che ero una specie di talebano sociopatico. Ma il tempo mi ha dato ragione, e anche mia figlia, che non ha foto di sé piccina sparse chissà dove nella rete.
Non mi piaceva per niente l'abitudine di mettere in piazza i propri figli piccoli ma in un certo senso potevo capire il gusto che si prova nel dire a tutti che la tua piccolina ha mangiato il suo primo gamberetto e che il tuo moccioso ha finalmente tolto il pannolino.
Oggi la cosa deve essere sfuggita di mano perché abbiamo bilance che mettono online il tuo peso, app che pubblicano i tuoi allenamenti passo dopo passo, respiro dopo respiro, battito cardiaco compreso. Ma basta mettersi online, o poggiare il cellulare mentre facciamo quel tipo di attività no? No.
Perché apro le news e scopro che un ufficiale della Martina Militare francese - non un adolescente alla sua prima corsetta con lo smartwatch - ha rivelato inconsapevolmente la posizione della portaerei su cui si stava allenando condividendo un allenamento pubblico sull'app di fitness Strava.
Sette chilometri facendo su e giù per il ponte, su una nave da guerra diretta verso il Golfo Persico tra i droni iraniani e i missili di Israele e Stati Uniti, e non ti viene in mente di metterti offline caro ufficiale della Marina Militare francese??
Ma io dico: come si fa??? Non è nemmeno più imprudenza: è una sorta di analfabetismo della realtà.
L'Adnkronos titola che l'app ha rivelato la posizione della nave da guerra. La tecnologia ha semplicemente fatto quello per cui è progettata. Siamo noi ad aver smesso di discernere, ad aver perso o forse mai sviluppato quanto a questa generazione, quella discrezione che ci consentiva di giudicare in modo equilibrato, con riserbo e con misura cosa fosse opportuno fare o meno.
E a questo punto la domanda non è più chiederci se abbiamo perso il senso della discrezione, cosa ormai assodata almeno in una certa massa. Ma quando abbiamo consentito a una certa tecnologia di convincerci che non servisse più. Forse quando dicevamo a noi stessi - "Tanto non ho niente da nascondere"?