Capita a tutti. Apriamo Google…
Scriviamo qualcosa nella barra di ricerca…
Compare la schermata col risultato.
Dopo una rapida occhiata all'elenco dei link restituiti, clicchiamo su AI Mode, che compare invitante, desiderabile, alla prima riga, che ce li legge in un baleno e ci confeziona una risposta bell'e fatta.
Io l'ho fatto un sacco di volte. E abbastanza da accorgermi che sì, era proprio comoda sta funzione, anche piuttosto coerente coi risultati tradizionali di Google. Ma mi sono accorto che mi stavo abituando a farmi leggere le cose dall'IA.
Mi stavo abituando a farmi leggere le cose dall'IA.
Sperimentata questa comodità, mi veniva spontaneo consultarla per farle leggere per me, un articolo troppo lungo, un post particolarmente accurato e articolato. Non dovevo posticipare a quando avrei avuto tempo, lo potevo fare subito!
Era un'azione conveniente se pensavo al tempo risparmiato; l'IA elabora i contenuti al posto mio. Fico! Ma era conveniente anche alla mia capacità di leggere, approfondire, comprendere senza un filtro che si mettesse in mezzo tra me e lo scritto?
Quando ho capito che ciò che perdevo era maggiore della convenienza, ma soprattutto non negoziabile per me, ho smesso di usare l'IA per farmi leggere i risultati dei motori di ricerca (anche se rapidi e affidabili) e qualunque scritto, chi se che importa se ci metto più tempo.
Un conto è affidare un'analisi all'IA dandole dei parametri affinché usi la sua potenza di calcolo su materie e ambiti in cui è davvero utile, con confini, paletti.
Altro è abituarci a farlo per tutto. Io ho ceduto a questa comodità e noto che lo fanno sempre più persone. E quanti giovani non arrivano nemmeno a imparare a farlo da soli, ma questo è un altro fronte...
Sempre più amici e conoscenti danno in pasto all'IA articoli, post, persino i messaggi delle chat, delegandole il piacere, il gusto e lo sforzo di analizzare con la propria coscienza per delegarlo a chi non capisce.
Mi succede con amici stimatissimi e a cui voglio bene, che rispondono ai miei post con l'analisi fatta dopo averli dati in pasto a ChatGPT. Mi spiace ma a questi messaggi non rispondo più. Accolgo critiche, dissensi, stroncamenti, correzioni di eventuali errori col massimo rispetto, ma devono essere umani. Devono scaturire dalla lettura e dalla comprensione cosciente.
Perché?
Apro il dizionario e cerco la parola leggere: [lèggere] v. intr. (aus. avere) Riconoscere i segni della scrittura e intenderne i significati: imparare a l. | Fig. l. tra le righe, capire ciò che non viene detto o scritto esplicitamente.
Leggere comporta quindi riconoscere, intendere, capire…
Ho chiesto all'IA di Google: Tu capisci ciò che leggi?
Risposta: "Non capisco il testo nello stesso modo in cui lo fa un essere umano, con una coscienza o un'esperienza vissuta. Utilizzo algoritmi avanzati di elaborazione del linguaggio naturale per analizzare la struttura delle frasi, il contesto e il significato delle parole, permettendomi di elaborare risposte logiche e pertinenti."
Lo scopo di questi miei post non è aver ragione o rafforzarmi nella convinzione di vivere il minimalismo digitale, sono già sufficientemente convinto.
Lo scopo è quello di creare un dialogo. Sia con chi mi dice - che bel post! - che con chi critica o non è d'accordo, ma con la sua comprensione cosciente. Con le sue osservazioni personali, non con l'organizzazione algoritmica del linguaggio di una macchina che non capisce e risponde con le parole statisticamente più probabili.
Apprezzo particolarmente qualunque reazione a idee, riflessioni, moti dell'anima che intessono la strutture di un discorso, ma restano sottintese, non dette espressamente.
Ho chiesto ancora all'IA cosa capisce e come risponde a questi non detti. La risposta chiara è stata:
"la mia risposta non nasce da un'anima che risuona, ma dalla capacità di riprodurre l'architettura matematica di quel sentimento".
Ecco, a me interessano soprattutto le risonanze dell'anima. Della riproduzione matematica di un sentimento non me ne può fregare di meno. E perdonate il francesismo.
Comunque, tornando a noi.
Se vi accorgete anche voi che l'IA vi sta disabituando a leggere, fate ancora in tempo a fissare dei paletti all'uso che se ne fa.
Probabilmente non sarà l'IA a renderci più stupidi, ma saremo noi a farlo, delegandole attività nostre come la lettura e, alla lunga, forse anche il pensiero.
E visto che non è l'IA che ci ruba il cervello, ma siamo noi che glielo stiamo consegnando gratis per pigrizia, come direbbe nonna mia:
"A regazzì, vedi 'n po' che pòi fa'..."

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