lunedì 12 gennaio 2026

Quel tranello che sbiadisce la realtà

Qualche giorno fa, in farmacia, ho incontrato un vecchio collega che non vedevo da mesi.

"Aò (passatemi il vernacolo ma da noi si usa così se c'è confidenza) quanto tempo! Come butta?"

Lui, nel tentativo un po’ goffo di mascherare un’espressione cupa e afflitta, ha risposto: "Insomma, mica tanto bene. Anzi, male direi…"

Complice il luogo dell’incontro, sinceramente preoccupato, gli ho chiesto: "Come mi dispiace… Ma che succede?"

La sua risposta è stata sorprendente: ha iniziato a elencare una serie di eventi drammatici. La guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente, la crisi in Venezuela, e via via altri fatti reali, gravi, ma non direttamente legati alla sua vita, quelle notizie che i media rilanciano ogni giorno con costanza ossessiva.

Era autenticamente provato, quasi schiacciato dal peso di ciò che raccontava. E anche quando provavo a spostare la conversazione sulla famiglia o sul lavoro, lui tornava puntualmente a parlare di geopolitica. E poi della violenza giovanile, della polizia americana, e di tutti i folli cortocircuiti del mondo contemporaneo.

Il mio ex collega è sicuramente una persona sensibile, capace come me di lasciarsi toccare da un evento anche quando non riguarda la sua sfera personale. Ma mi ha colpito il modo in cui reagiva a quelle notizie nefaste, come se rappresentassero l’unica realtà possibile, una gabbia dalla quale non si può scappare.

Quell’incontro mi ha lasciato una sensazione strana.

Da un lato comprendevo bene la sua inquietudine: viviamo immersi in un flusso costante di notizie drammatiche, spesso enfatizzate e prive di contesto. Dall’altro, mi colpiva quanto profondamente quel continuo bombardamento informativo avesse oscurato tutto il resto, quasi cancellando la parte quotidiana, concreta e vitale della realtà. È vero: guerre, tensioni geopolitiche e crisi umanitarie esistono, e ignorarle sarebbe da stolti. Ma esiste anche la vita di tutti i giorni, fatta di normalità, di gesti positivi, di progressi silenziosi, di buone notizie che semplicemente non monetizzano.

In quel momento ho realizzato quanto sia facile, passando tante ore su internet e sui social, cadere nel tranello di confondere quel flusso selezionato di negatività con l’intero panorama dell’esistenza.

La percezione si deforma, e ciò che vediamo lì diventa, poco a poco, uno scroll dietro l'altro, la nostra unica lente di lettura. Eppure fuori dallo schermo ci sono storie che non vengono raccontate perché non sollecitano clic, progressi che non fanno rumore, realtà virtuose che il digitale non restituisce.

Usciti dalla farmacia, il mio sguardo è stato catturato da due donne bellissime e somiglianti: una molto giovane, l’altra molto anziana. Di certo una nonna e una nipote. La nonna portava con eleganza i segni di una bellezza passata, e insieme passeggiavano chiacchierando in modo vivace e complice. Mi sono passate accanto lasciando dietro di loro una scia profumata, un frammento di serenità e bellezza.

Nel frattempo il mio collega, che già prima di uscire dalla farmacia aveva sbloccato il cellulare, si è diretto verso la macchina continuando a scrollare un mondo che sembra andare sempre più a rotoli. Il volto, sempre cupo e afflitto, era lo stesso con cui mi aveva salutato all’ingresso, come se nessuna scena reale attorno a lui fosse più in grado di colpirlo.