Dopo i supermercati che già dai primi di novembre traboccano di pandori e panettoni, e dopo le luminarie di chi si è portato avanti col lavoro, anche piazza San Pietro si prepara al Natale.
L’alberone bolzanino, ventisette metri di imponenza ancora intatta, svetta fiero accanto all’obelisco egizio. È così pieno e imponente che sembra non aver bisogno delle decorazioni che presto lo appesantiranno, quando gli operai vaticani si arrampicheranno su per la lunga scala dei vigili del fuoco.
Il presepe, per ora celato dietro una sorta di paraventi, lascia intravvedere soltanto una grande cupola di legno dipinta con un cielo stellato, circondata da altre cupolette più piccole. Non si riesce a scorgere altro ma già crea una certa aspettativa.
Voluto o no, si percepisce chiaramente che sotto quelle cupole verrà rappresentato un mistero grande: il fatto che ha diviso la storia a metà, prima e dopo di Lui. E io non vedo l’ora che venga svelata quella che sarà, inevitabilmente, la natività più fotografata del mondo, non per coglierne gli scatti migliori, ma per gustarmela senza filtri tecnologici e, forse, condividerne le impressioni e le riflessioni.
Nel frattempo un gruppetto di suore trotterella compatto - un po' come questi miei pensieri mattutini - per via della Conciliazione. Sembrano tenute insieme da un'energia invisibile ma tenace che le avvolge e rende felici.
E così, in questo cantiere che non si limita a costruire una scenografia ma a rappresentare qualcosa di vero e in quelle suore come guidate da un accordo spontaneo che le rende leggere e serene, mi pare di intravvedere il segno silenzioso di un Qualcuno di cui le luminarie e i panettoni precoci dei supermercati non sanno più parlare.