martedì 21 ottobre 2025

Quando i sogni profumavano di carta

Oggi ho rivisto, dopo tanto tempo, un oggetto che non si vede quasi più in giro ma che un tempo era presente in ogni casa con figli in età scolare.

Un oggetto che da bambino – e anche da ragazzo – guardavo, toccavo, facevo girare tra le mani, perdendomi in mille fantasie.

È così che sono nati i miei viaggi più belli: giocando con il mappamondo che avevo in casa.

E l’atlante? Se lo vedesse un ragazzo della Gen-Z probabilmente direbbe che è solo un libro grande e pesante. Per noi, invece, era un portale verso il mondo: un libro dei sogni, ma anche il temuto compagno delle interrogazioni di geografia.

A me la geografia piaceva tanto. Ogni volta che aprivo il grande Atlante De Agostini provavo stupore, curiosità, entusiasmo, incanto.

Passavo ore a sfogliarlo, immaginando safari in Kenya, discese forsennate tra le rapide brasiliane dell’Iguazù, lunghi viaggi coast to coast lungo la Route 66… Ma sognavo anche di bighellonare tra le bancarelle di Montmartre o tra i mercati cinesi, e mi chiedevo cosa ci fosse in tutti quei paesi seri e misteriosi che si nascondevano dietro la "cortina di ferro".

Giravo il mappamondo con un dito e, a ogni giro, scoprivo un Paese nuovo. Mi incuriosivo, lo cercavo sull’atlante, poi mi documentavo sull’enciclopedia Rizzoli-Larousse – rigorosamente cartacea – e continuavo a sognare.

Così sono nati i miei viaggi più belli. E quando non potevo permettermeli, mi rifugiavo nei libri di viaggio: non le guide turistiche, ma le narrazioni vere, come In Patagonia o Le vie dei canti di Bruce Chatwin, o Sognando l’Africa di Kuki Gallmann – che, a dispetto del nome, è tutta italiana.

Oggi mi chiedo se i nostri figli riescano a fare gli stessi sogni. Forse la rete e i device offrono loro più informazioni, più immagini, più esperienze interattive. Ma come direbbe mio padre, sono giocattoli già giocati.

Forse hanno il mondo in tasca, ma chissà se hanno ancora il tempo – e la voglia e la capacità – di perdersi a sognarlo, come facevamo noi, davanti a un semplice mappamondo che girava piano sotto le dita.