Leggo che oggi è la #GiornataMondialeDellaGentilezza, una virtù che sembra diventare sempre più rara.
Forse anche per questo si discute sull’idea di una legge che promuova la gentilezza nelle scuole e nella pubblica amministrazione. Un’iniziativa lodevole, a mio avviso. È giusto riportare questo tema al centro delle discussioni quotidiane.
Ma è altrettanto vero che, quando si sente il bisogno di una legge per colmare la mancanza di gesti e atteggiamenti che dovrebbero essere trasmessi in famiglia, qualcosa è andato terribilmente storto.
Il pensiero vola quasi automaticamente a mio padre, uomo gentile e ironico.
Quante volte, sin da bambino l’ho visto rispondere con ironia a battute aggressive, con intelligenza e calma agli attacchi. E quasi sempre — salvo rare eccezioni — riusciva a portare l’interlocutore più ruvido e scontroso al suo livello: quello della gentilezza e del buon umore.
Quando ci riesco sono così fiero di assomigliargli un po', ma devo ancora crescere molto in questo senso...
In ogni caso, papà era così: gentile e ironico, profondo senza perdere la sua proverbiale leggerezza, cordiale sempre. Perché? Perché era forte.
Nei quarantadue anni — troppo pochi, se devo dirlo — in cui ho avuto la fortuna di godermelo, non l’ho mai sentito alzare la voce con mia madre, né con nessuna donna.
L’ho visto arrabbiarsi solo due volte - due! - con piena ragione, e comunque senza mai perdere il controllo.
E forse è proprio questo il punto: la gentilezza non si insegna per decreto, si trasmette con l’esempio, giorno dopo giorno.
Si impara in casa, osservando gesti semplici, parole misurate, sorrisi e battute assestate bene, che sanno disinnescare la rabbia.
Si impara da chi è forte abbastanza da scegliere la calma invece dell’urlo, il rispetto invece della prepotenza.
Bene quindi che facciano una legge che imponga a scuole e pubblica amministrazione di promuovere la gentilezza ma, è nel piccolo mondo delle relazioni familiari, che si formano gli uomini e le donne capaci di portare gentilezza nel lavoro, nella scuola, nella vita pubblica.
Perché la vera forza non è farsi temere, ma farsi ascoltare con rispetto. E la gentilezza — quella autentica, vissuta — resta il segno più chiaro di chi ha ricevuto amore ed è capace di donarlo.