sabato 20 dicembre 2025

La voce del bene che non ascoltavo

Seduto al bar, sorseggio quel caffè mattutino senza il quale non riuscirei a ricordare nemmeno come mi chiamo.

Un paio di tavolini più in là, due portantine dell’ospedale Santo Spirito chiacchierano a bassa voce. Non c’è nessuno oltre a noi e riesco a sentire una di loro che dice di lavorare proprio volentieri, con passione e curiosità.

E si stupisce quando alcuni colleghi, svogliati e demotivati, chiedono se tirare su le coperte a un anziano che non ci riesce sia o meno nel loro mansionario.

"Ma vie’ naturale fallo, no? Senza manco stàsselo a chiede, abbasta méttece 'n po' d'amore", chiosa la signora, il cui accento mi ricorda tanto quello di mia cugina Cinzia.

Poi esco, come ogni mattina mi perdo tra i vicoli di Borgo Pio e i meandri dei miei pensieri sbilenchi. Una clochard anziana, magra ma ben vestita mi chiede due spicci per il caffè.

La ignoro pensando che non tocca mica a me mantenere i poveri di Roma distribuendo i resti dei miei caffè mattutini e...

SBAM!

Di botto, cozzo violentemente contro quella frase sentita pochi minuti prima nel baretto de Sor' Sandro.

Come una robusta vigilatrice che mi aspetta al varco con le braccione conserte, si erge ferma e inflessibile davanti a me, rivelandomi all'improvviso che quel rifiuto, logico e forse anche sensato, nasceva da un'assenza: quell'amore di cui parlava la portantina.

L'amore che ti porta a fare senza giudicare.

Raramente le occasioni di fare il bene si ripresentano esattamente nella stessa forma in cui si sono palesate una prima volta, ma qualche minuto dopo l'anziana magrolina e gentile incrocia di nuovo il mio cammino.

Memore del mio rifiuto, distoglie lo sguardo con rassegnazione ma, fattomi coraggio, riesco a blaterare un impacciato: "Mi scusi sa, ma non ho che il resto del caffè, è poco…" - "Ma per me è tanto! Grazie sa… Grazie!"

Com’è andata a finire? Che il muro del mio pregiudizio, abbattuto da una frase di una portantina amorevole, ha lasciato spazio persino a un sincero: "Ma com’è successo che è finita in strada?" Ed è iniziato il racconto di una vita che forse, chissà, racconterò un’altra volta.

Ho abbandonato i social da sei mesi e mi chiedo: se stamattina fossi rimasto incollato a scrollare la timeline di Instagram, avrei mai sentito quella frase capace di abbattere quel pregiudizio che mi faceva evitare l’anziana magrolina che chiede spicci per i vicoli romani?

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P.S. Questo post, prima di essere copiato nel prompt di Blogspot, è stato scritto a mano, lentamente, sul blocchetto che, in tasca, ha felicemente preso il posto che prima occupava, grosso come un citofono, il vecchio smartphone. Ed è stato letto, riletto e corretto dall'intelligenza lenta ma naturale che il buon Dio mi ha messo in zucca.