Al di là delle polemiche, nelle quali preferisco non entrare, c'è un episodio che questa tragedia ha riportato alla mia memoria. Risale a una vacanza a Giulianova di una dozzina di anni fa.
Mia figlia aveva circa otto anni. Era appena uscita dalla piscina dell'albergo e si stava godendo quella mezz'ora di relax prima di pranzo, sdraiata sul lettino accanto alla mamma.
Mi voltai un istante a guardarle. Erano così belle... Poi mi avviai verso il bar per prendere qualcosa di fresco da bere.
Mentre passavo tra la piscina grande e una più piccola, rotonda, con dei gradoni che scendevano verso il fondo, notai una bambina di cinque o sei anni che si preparava a entrare in acqua.
per fare la paperella...
«Sarà la piscina dei bambini», pensai. Poi, per quell'istinto di protezione che ogni padre conosce bene, mi voltai di nuovo a controllare. La bambina non c'era più.
Non poteva essersi allontanata nei due secondi in cui l'avevo persa di vista. Tornato sui miei passi notavo due braccia che sprofondavano nell'acqua di un vasca che evidentemente non era la "piscina dei bambini".
La piccola cercava disperatamente di riemergere, ma continuava ad andare a fondo. Non dimenticherò mai l'espressione di terrore e disperazione che intravvidi nell'unico istante in cui il suo viso affiorò dall'acqua.
Istintivamente mi buttai sul bordo della vasca. Riuscii ad afferrarla con una mano e a tirarla fuori prima che accadesse l'irreparabile.
Era atterrita, stremata, ma stava bene. Le chiesi dove fossero la mamma o il papà e mi indicò un uomo seduto a una decina di metri di distanza. Era sul bordo di un lettino, completamente assorto nel cellulare. Non si era accorto di nulla.
In fondo era successo tutto nell'arco di pochi, pochissimi secondi. Presi la bambina per mano e l'accompagnai da lui, spiegandogli quello che era appena accaduto.
Sollevato lo sguardo dallo schermo in maniera distratta, con la stessa svogliatezza il babbeo prese la mano della figlia andandosene senza nemmeno una parola.
E io, che di solito in situazioni del genere le parole le trovo sempre — tante, articolate, perfino taglienti — rimasi completamente muto.
Un quarto d'ora dopo, la mamma della bambina che, nel frattempo stringeva rasserenata un ghiacciolo all'amarena, veniva a ringraziarmi, avendo visto la patetica scena dalla finestra della sua camera.
Non mi aspettavo certo un grazie. In situazioni come queste ognuno reagisce a modo suo. Ma quella totale assenza di reazione da parte del padre mi colpì così profondamente che dopo oltre dodici anni, continua a dispiacermi come se fosse ieri.
E riflettendo su quel ricordo, mi nasce una riflessione: ogni volta che abbassiamo gli occhi sul telefono, dovremmo chiederci cosa stiamo smettendo di guardare.