venerdì 27 febbraio 2026

“Quanno er diavolo t'alliscia vo’ l’anima”

Stamattina i miei pensieri sbilenchi da minimalista digitale ruzzolavano verso i ricordi degli anni Ottanta quando in tv diventavano popolari le pubblicità progresso iniziate una decina di anni prima.

"Chi dona sangue dona una vita" - "Il fumo ti spegne" - "AIDS, se lo conosci lo eviti" - erano gli slogan che incontravamo nei cartelloni sei metri per tre che troneggiavano nelle piazze o che spuntavano nelle interruzioni dei nostri programmi preferiti.

Intercettavano i bisogni sociali più urgenti di quel periodo, i pericoli che incombevano soprattutto sui giovani e utilizzavano le tecniche pubblicitarie per finalità civiche.

E così sono andati avanti negli anni Novanta con la lotta alla droga e i diritti dell'infanzia, negli anni Duemila con l'integrazione e la parità di genere, fino ai giorni nostri con le sacrosante campagne contro il cyberbullismo, la sostenibilità ambientale e la piaga dolorosa dei femminicidi.

Roba forte, e temi che è sempre stato doveroso affrontare.

Ieri sera, mentre la stanchezza accumulata nella giornata mi faceva scivolare sul divano con le palpebre semichiuse, la mia attenzione è stata attirata da una Pubblicità Progresso trasmessa in tv.

In un minuto esatto, sessanta secondi, mostrava una sorta di Raul Casadei che a ritmo di mazurka decantava la convenienza dell'intelligenza artificiale mentre dei professionisti alle prese con le difficoltà di gestione del lavoro non sapevano che pesci pigliare.

Ecco allora il  falegname non riesce a gestire la propria agenda. "Serve un aiutino che eviti il collasso" - canta il Casadei digitale - e il falegname sorride sollevato.

A seguire, una commercialista si stringe disperata la testa tra le mani - "Ti serve qualcosa che ti alleggerisca…" - canta la finta band da balera - e la professionista sorride rincuorata.

Un negoziante di elettrodomestici assediato da una massa di clienti arrabbiati è al telefono e si sente inadeguato a gestire la situazione. - "Bastan due click e respira la testa…" - e il commerciante sorride rinfrancato.

"AI AI AI AI AI AI AI! Ora la soluzione ce l'AI!" - continua a cantare sorridente il "Cyber-Casadei" e solo alla fine, negli ultimi 6 secondi dei sessanta di durata dello spot, arriva il vero messaggio sociale, che mette in guardia contro un generico rischio nemmeno tanto dichiarato: "L'AI ti dà il ritmo ma a dirigere l'orchestra resti sempre tu".

Il tutto col marchio Pubblicità Progresso: "Fondazione privata libera, indipendente, areligiosa e senza fini di lucro" per citare il suo sito avente lo scopo di "sensibilizzare l’opinione pubblica su temi civili, culturali ed educativi".

Sono malfidato se di questo minuto di mazurka artificiale, mi resta solo uno spottone che fa leva sull'ansia, sul senso di inadeguatezza e sulla stanchezza, per vendere un prodotto a sacche di società che ancora vi resistono?

Alla fine di quei 60 secondi - ovviamente generati da un'AI -  i miei pensieri ruzzolanti che non riescono proprio a starsene buoni, hanno cominciato a zompettare tra le pubblicità progresso del passato…  "Il fumo ti spegne" se ne è fregato degli interessi delle multinazionali del tabacco. Gli spot sulla sicurezza stradale non si sono preoccupati di danneggiare le fabbriche di auto sempre più potenti, lo scopo era di far passare il messaggio che aiutava, proteggeva, metteva in guardia...  

Faccio fatica, ora, a non intravedere, dietro quella orchestra-spettacolo digitale studiata per essere simpatica, l’eco degli interessi delle multinazionali che oggi dominano l’intelligenza artificiale e hanno tutto da guadagnare nel trasformare una tecnologia in un bisogno indifferibile. Ma è solo il pensiero di un minimalista digitale sospettoso. 

Quando una Pubblicità Progresso sembra più impegnata a rassicurare chi ancora resiste che a mettere in guardia sui rischi reali formando un'utenza consapevole, il dubbio che stia vendendo un prodotto più che difendendo un principio, almeno a me, resta. 

“Quanno er diavolo t'alliscia vo’ l’anima” - diceva mamma mia - e in questo minuto che è tutta un' "allisciata di anime stanche",  AIvoglia a canta' mazurche finte in mezzo alle lucette, a me nun me freghi e ancora nun me convinci.