Ore sette e un quarto del mattino e ho già visto decine di teste piegate. Non in preghiera, ma sul cellulare.
Semaforo rosso: l’auto si ferma, lo sguardo scompare nello schermo. Attraversamento pedonale: all'alt, stesso gesto, stessa resa.
Al baretto de sor Sandro, tre uomini al tavolo accanto al mio non parlano del più e del meno. Ogni tanto uno bofonchia un commento su ciò che guarda, ipnotizzato, col capo chino sul cellulare. Gli altri annuiscono senza staccare gli occhi dal proprio.
Ai tavolini intorno, uomini e donne soli fissano il loro smartphone come si fissava un tempo il fuoco: muti, assenti, risucchiati.
Mi guardo intorno. Sono l’unico, libero — per ora — dall’incantesimo del secolo. Fuori dall’algoritmo che decide cosa devo vedere e desiderare - consapevole, però - di esserci riuscito solo da poco e di voler custodire questa conquista come un bene prezioso.
Vedo sguardi spenti e imbambolati. Ovunque. «Lo sguardo è la porta dell’anima», diceva San Giovanni Damasceno, che tra il VII e l’VIII secolo difendeva la bellezza delle immagini sacre. Oggi quella porta resta spalancata, ma entra di tutto. E niente nutre davvero.
Quante ore passano, questi sguardi, a fissare immagini inutili, spesso brutte che intasano l’anima?
Così, fin dal mattino, siamo già stanchi: distratti, appesantiti, iperstimolati. Non vediamo più chi ci cammina accanto. E quando lo vediamo, non ci tocca. Un’immagine vale l’altra. Una persona vale l’altra.
Becchiamo contenuti come galline: qua e là, ovunque. Senza più saper distinguere il qua dal là.
L’attenzione, intanto, è diventata più rara delle terre rare che oggi muovono le guerre. E come ogni risorsa preziosa, viene estratta, sfruttata, bruciata.
L’attenzione non è infinita. Ogni minuto regalato a immagini rapide e frammentate è un minuto sottratto allo sguardo di un figlio che dorme, a un’alba che chiede silenzio, al volto di chi ci ama.
L'algoritmo si sta mangiucchiando in modo lento ma inesorabile l'attenzione che dovremmo riservare a un amico che si confida, a un anziano che mendica mezz'ora di compagnia o a colleghi che non sparano più scemenze goliardiche mattutine al bar per scrollare immagini selezionate per addomesticare.
Ma vi sembra giusto tutto ciò?