mercoledì 24 dicembre 2025

Quel trenino del 76 e l'amore che ancora vibra forte

C’era una volta il Natale, quello che profumava di resina dell’albero vero, decorato con palline di vetro custodite come reliquie. E quando se ne rompeva una, il tempo sembrava fermarsi per qualche minuto.

C’era una volta il Natale che sapeva di muschio raccolto in campagna e di cortecce trasformate in capanne, fienili, stalle e argini di fiumi.

C’era una volta il Natale che impregnava la casa dell'odore di sughi lasciati sobbollire per ore, di bambini che fissavano per giorni un unico pacchetto. Bambini che sognavano, che grazie alla noia fantasticavano e che, una volta scartato con emozione il dono tanto atteso, lo avrebbero ricordato per sempre.

Fu con quella emozione che, il 25 dicembre del 1976, scartai lentamente, senza strapparla, la carta blu a righe e stelle dorate - sì, ricordo anche l'incarto - che rivelò poco a poco il meraviglioso trenino che avevo tanto desiderato.

C’era una volta il Natale, fatto di piccoli gesti colmi di significato, come quel trenino del ’76, mai apparso su un social e mai fotografato. Eppure l’amore con cui i miei genitori lo prepararono e lo incartarono con cura vibra ancora nel mio petto, anche dopo quasi mezzo secolo.

Basta solo che ci pensi un attimo.

Poi guardo le luminarie che decorano negozi, condomini e strade e che sembrano festeggiare tutto, tranne il grande assente del venticinque dicembre. Un trionfo di luce dal fascino indiscutibile, ma a cui manca qualcosa. Qualcuno.

In questo mio primo Natale senza social penso agli alberi postati, agli unboxing che riempiranno reel e storie. E alle tavole imbandite che faranno capolino negli status destinati a svanire dopo ventiquattr’ore dagli schermi e dai cuori.

Miliardi di foto e video che resteranno invece sui server di Meta e di altri potentissimi provider, conservati per alimentare algoritmi sempre più efficienti nel tenerci incollati allo schermo e accrescere il profitto delle multinazionali IT.

C’è un po’ di malinconia tra le righe di questo post? Forse, perché a volte anch’io mi lascio trascinare dal circo delle festività senza festeggiato. E non mi basta affatto. 

E se la soluzione al Christmas blues fosse proprio prendersi una pausa offline, assaporando poche cose ma autentiche, e cercando di scoprire chi sia quel Bambino che è riuscito a dividere la storia in due?