lunedì 9 febbraio 2026

Figli depressi a colpi di social, mentre noi scrolliamo

La Società Italiana di Pediatria, sulla base dei risultati di 68 lavori scientifici condotti nell’arco di 18 anni, afferma che un numero sempre maggiore di bambini e adolescenti manifesta la cosiddetta "depressione da social".

Dai dati emerge in modo inequivocabile che più tempo bambini e adolescenti trascorrono sui dispositivi digitali, più elevati sono i livelli di depressione riscontrati.

E non è tutto. Gli studi segnalano anche disturbi alimentari, cyberbullismo, problemi psicologici, disturbi del sonno, dipendenze, ansia, difficoltà legate alla sfera sessuale, problemi comportamentali, distorsione della percezione del proprio corpo, ridotta attività fisica, grooming online (adescamento di minori in rete), problemi alla vista, cefalea, e molto altro.

Ripenso al giorno in cui chiesi a ChatGPT: se tu fossi il diavolo, cosa faresti per distruggere l’umanità in questi tempi e su quali categorie ti accaniresti di più? 

Nel suo progetto distruttivo, l'IA, impersonando il principe del male, metteva al primo punto: "I bambini perché sono il futuro. Cosa farei: li riempirei di contenuti vuoti, li renderei dipendenti dalla tecnologia, disinteressati al pensiero critico, ansiosi e incapaci di relazioni autentiche."

Se oggi mettiamo in fila i dati della Società Italiana di Pediatria e li sovrapponiamo a quella risposta “ipotetica”, l’effetto è inquietante: ciò che sembrava una distopia immaginaria coincide, punto per punto, con effetti ormai documentati scientificamente.

Dipendenza. Ansia. Depressione. Relazioni impoverite. Identità fragili. Solitudine travestita da connessione. Che tu creda o meno all’esistenza di un principe del male cosciente, è difficile negare che qualcosa (o qualcuno) di profondamente nocivo e malevolo stia agendo sui più piccoli, nel silenzio delle case e nella quotidiana normalizzazione degli schermi. 

Gli effetti li vediamo, la causa la intuiamo. Serve altro? Se le prove sono sotto gli occhi di tutti e il prezzo lo stanno pagando i nostri figli e noi stessi alimentiamo il problema scrollando reel e video tutto il giorno, cosa deve ancora accadere?

Un’altra diagnosi? Un altro crollo emotivo? Un altro adolescente che sbrocca? Osiamo guardare allo specchio anche il volto familiare del cattivo esempio e chiediamoci, con coraggio se la misura non è abbastanza colma per togliere o limitare drasticamente i social ai figli — e iniziare, finalmente, a farlo anche noi.

E adesso odiatemi pure ma questi sono i dati e la verità non chiede permesso.