In questi giorni si è parlato molto dell’attacco ad hominem, personalistico e svalutante rivolto al Sommo Pontefice da un Capo di Stato dalla chioma spennellata di fulvo e con parecchie primavere alle spalle. E giustamente si è dato rilievo alla risposta chiara, misurata e garbata con cui il Santo Padre ha risposto ai giornalisti in cerca di una reazione.
Molto meno, invece, si è detto delle parole pronunciate da Papa Leone in Camerun, parlando al mondo universitario, quando — tra i vari temi urgenti — ha affrontato quello dei sistemi di Intelligenza Artificiale “che organizzano sempre più pervasivamente i nostri ambienti mentali e sociali.”
"Come ogni grande trasformazione storica, - ha detto il Papa - anche questa richiede non solo competenze tecniche, ma una formazione umanistica capace di rendere visibili le logiche economiche, i pregiudizi incorporati e le forme di potere che modellano la percezione del reale."
Ha parlato chiaramente e con coraggio - con buona pace di chi lo definisce un debole - di logiche economiche, di pregiudizi e di forme di potere che modellano la percezione del reale.
Modellano la percezione del reale.
Per Leone è chiaro che che l’IA - così come gli ambienti digitali in generale - non sia uno specchio neutro ma un filtro: seleziona, ordina, sintetizza. I modelli linguistici, in particolare, producono risposte plausibili e coerenti, ma questa coerenza può essere scambiata per verità. Per utenti poco formati, la fluidità espressiva diventa un surrogato di affidabilità.
Ma il Papa va oltre - "Negli ambienti digitali, strutturati per persuadere, l’interazione viene ottimizzata fino a rendere superfluo l’incontro reale, l’alterità delle persone in carne e ossa viene neutralizzata e la relazione ridotta a risposta funzionale."
E qui viene al punto. Un punto centrato col tono mite ma inesorabilmente preciso a cui Leone ci sta abituando da quando è salito al soglio di Pietro.
Osservo ogni giorno ciò che il Papa è riuscito a dire con una chiarezza e una sintesi da far impallidire i modelli linguistici più performanti. Ho visto svanire, nei silenzi di uno status sbirciato, le interazioni con un'intera generazione di amici, colleghi, persino fratelli nella fede.
Non ho mai smesso di cercare una comunicazione autentica: un messaggio scritto con attenzione, una telefonata senza fretta, l’invito semplice a bere un caffè guardandosi negli occhi. Gesti minimi, quasi fuori tempo, che restavano in bilico, come su un crepaccio, verso il vuoto lasciato dai silenzi altrui.
Le risposte si facevano rade, poi intermittenti, infine assenti. Come se la relazione, senza uno smartphone frammezzo, non trovasse più spazio. Così, poco alla volta, quei legami si sono dissolti come nebbia al sole: senza rumore, senza conflitto, senza nemmeno un vero addio.
I pochi rimasti — insieme ad altri nuovi, inattesi, capaci ancora di presenza — hanno dato forma a qualcosa di inedito: una comunità piccola, ma reale. Non costruita sull’illusione istantanea di un tap o di un cuoricino, ma sulla gratuità del tempo condiviso. Un piccolo resto capace dell'atto sovversivo ma gentile di una relazione vera. La resistenza mite degli autentici che scalda il cuore anche se non sempre riesce ad attenuare l'amarezza di certi vuoti.
E' stupefacente notare quanto le parole del Papa da analisi diventino diagnosi. Se gli ambienti digitali modellando la nostra percezione del reale, modellano anche il modo di stare con gli altri, e il danno è fatto.
E voi non siete ancora stufi di tutto ciò?
La soluzione? La dice Leone a voce alta - "Carissimi! Voi siete persone reali! Anche la creazione ha un corpo, un respiro, una vita da ascoltare e da custodire."
Torniamo a guardarci negli occhi, a parlarci, ad abbracciarci, a incontrarci anche se non ci messaggiamo da anni. E se non ci riusciamo, cominciamo a farlo con chi abbiamo accanto ogni giorno. A volte basta veramente poco per fare un vero atto di resistenza gentile a quest'epoca che ci rinchiude in bolle scintillanti e impermeabili ma che ci fanno sentire ogni giorno più soli.