Con l’età ho imparato a non rincorrere più nessuno. Lascio andare senza complessi chi mi ignora, chi svaluta me o le persone che amo, chi si prende libertà non concesse.
Con la stessa serenità con cui ho lasciato uno smartphone aggiornato e performante per uno minimalista, chiuso due account Facebook, due su Twitter, uno su Instagram e uno su Pinterest, ho lasciato andare anche amicizie tossiche, conoscenze interessate e l’abitudine di rincorrere chi negli anni aveva finito con l'ignorarmi.
Quello che è rimasto – su tutti i fronti, e le persone che sono rimaste – è un insieme prezioso di realtà autentiche e vere. A cui voglio veramente bene. E non mancano belle novità che lasciano piacevolmente sorpreso.
Stamattina, però, riflettendo su questa libertà ritrovata, mi sono chiesto se tutto questo potesse essere definito ghosting. Ho una coscienza morale piuttosto severa, che ho imparato a sistemare in una sorta di sottoscala ben attrezzato: può osservare la mia vita, giudicarla quanto vuole, ma restando lontana dalla mia serenità. In altre parole, senza disturbare.
Ogni tanto, però, come una zia tutto sommato buona ma rigida e un po’ molesta, sale le scale e irrompe. E rompe... Stamattina non se ne sarebbe andata finché non avessi chiarito se questo mio lasciar andare fosse ghosting o qualcos’altro.
Così mi sono documentato usando l’IA – a dimostrazione che sono minimalista digitale ma non tecnofobo – ponendo una domanda secca, con un vincolo preciso: solo testi ufficiali di psicologia, nessuna risposta compiacente.
La risposta è stata:
"In psicologia il ghosting è definito come una strategia di evitamento non assertivo, legata alla paura del confronto e a basse competenze emotive. Il “lasciar andare”, invece, rientra nella regolazione sana dei confini interpersonali ed è espressione di autostima matura e assertività.
Come evidenziato dalla Socioemotional Selectivity Theory di Laura L. Carstensen, con il tempo le persone tendono a ridurre il numero delle relazioni per privilegiare legami emotivamente significativi, autentici e rispettosi."
Niente buoni propositi per il 2026 quindi... Solo la scelta di continuare su una strada che non è fatta di chiusure né di sparizioni, ma di rispetto reciproco. Una strada di relazioni autentiche, confini sani e dignità condivisa.
Meno rumore, meno schermi in tutti i sensi e soprattutto, nessun bisogno di rincorrere niente e nessuno.