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martedì 14 aprile 2026

Questione di stile o di libertà?

Mi capita sempre più spesso di leggere notizie online piene di errori, refusi e imprecisioni. Non parlo di blog anonimi o dei post del cartolaio che pubblicizza offerte e promozioni, ma di testate nazionali o agenzie di stampa navigate.

Ogni volta mi sale un'indignazione che non sempre riesco a ignorare perché - che diamine! - chi lavora e guadagna con la parola, ha il dovere di essere accurato, di rileggere e di scrivere in un italiano che non si limiti a essere corretto ma che osi pure essere elegante. 

Una volta davo la colpa al livello di preparazione e allo spessore dei giornalisti che a mio avviso sono in caduta libera da un paio di decenni. Oggi però, comincio a essere sempre più colto dal dubbio che, dietro alle approssimazioni che leggo, ci sia il ricorso all'intelligenza artificiale. Cronisti e redattori non sono più in grado di fare il loro mestiere o sono vittime di una fretta che li condanna a semplificare sempre di più?

Questo lo noto perché stanno cambiando gli errori. Siamo passati dal refuso che resta perché nella fretta non si è riletto il pezzo, alla mancanza di coerenza logica dall'inizio alla fine dell'articolo. Dall'errore nella consecutio all'approssimazione nei significati più profondi di una metafora, o a slittamenti di significato che a volte risultano imbarazzanti. E così capita persino di leggere del pilota morto che poche righe dopo rilascia dichiarazioni, o del redattore che copiaincollando da Chatgpt dimentica di togliere la domanda e il commento alla  risposta del chatbot.

Già in passato avevo scritto che l'IA amplifica ciò che sei. Che prende la forma dell’atteggiamento cognitivo di chi la usa. In mano a chi cerca scorciatoie, diventa una scorciatoia. In mano a chi cerca comprensione, diventa un acceleratore di comprensione. Ma cela non poche insidie se la si usa senza revisione critica.

Ed ecco che in un mondo dell'informazione che premia velocità e quantità a scapito di spessore e qualità, l’IA diventa uno strumento perfetto per sostenere quel sistema — al costo della coerenza e della precisione.

Ora, il problema non sono i lettori attempati come me che continueranno a infuriarsi davanti a un congiuntivo sbilenco o all'incoerenza di un pezzo, ma i giovani che saranno sempre più assuefatti a discordanze, approssimazioni, sviste, mancanza di logica.

Con lo sguardo perennemente assorto sul cellulare, la gente ormai è travolta da così tante parole che stordiscono. E non si ha più tempo, e testa, per accorgersi di testi paradossali, nessi logici fragili, significati sfocati. E si è progressivamente abbassata la soglia critica con cui si valutano le informazioni.

E così, ciò che un tempo avrebbe generato dubbio, oggi scivola via - scorre insieme ai reel - senza attrito. Non perché sia diventato più accettabile, ma perché è diventato meno riconoscibile come problematico.

Non so se questo fenomeno sia indotto o la conseguenza di una cattiva gestione di una tecnologia sempre più presente. Non so nemmeno se dietro a tutto questo ci sia il potere economico delle multinazionali che offrono questi fiumi di parole gratis o il potere politico a cui conviene appoggiarle. Non ho gli strumenti culturali per dirlo.

Ma so che continuerò a essere una presenza scomoda, ostinata e poco incline al compromesso, una di quelle voci ruvide che non farà scivolare via l’approssimazione elevata a norma, o la sciatteria scambiata per esigenza di rapidità.

Perché rinunciare alla precisione delle parole significa, lentamente ma inesorabilmente, rinunciare anche alla precisione del pensiero — e a quel punto non è più solo una questione di stile, ma di libertà.

giovedì 17 luglio 2025

Inizia il tempo dell'inganno perfetto. E non siamo pronti

Oggi il Corriere della Sera propone un test con 10 video: interviste, conferenze, promo, influencer. Alcuni sono reali, altri generati con Veo 3 di Google. Risultato? Ne ho azzeccati solo 5.

👉 In metà dei casi, l’IA ha ingannato la mia percezione. Completamente.

Ora immagina cosa può fare chiunque: creare video fake, diffondere false notizie, attribuire parole mai dette a persone reali, fomentare odio con immagini credibili al 100%. Tutto plausibile. Tutto indistinguibile.

E il web diventa quello che sta già diventando: un caos dove tutto è vero e tutto è falso, dove puoi trovare qualunque cosa e anche il suo contrario.

In questo scenario, o credi a tutto, o non credi più a niente.

Entrambe le reazioni sono desolanti. Ma sono già in atto.

Ubi societas, ibi jus. Dove c'è la società, lì c'è il diritto. Dicevano i Romani. Se non intervengono regole chiare sull’uso dell’IA generativa, la situazione ci sfuggirà di mano.

Nella confidente attesa che accada, scelgo di rallentare. Non torno indietro, ma cammino su sentieri più sicuri: libri, riviste, testate con firma, con responsabilità.

Perché preferisco frenare un po' piuttosto che finire nel burrone della sfiducia totale e della credulità cieca.