Non riesco a capacitarmi della notizia della tragedia di Pietralata.
Per una coppia, il peso di una figlia disabile, insieme a chissà quali altre sofferenze indicibili, è diventato così insopportabile da spingere una coppia a pensare che l’unico sollievo potesse essere la peggiore delle scelte che il libero arbitrio ci consente.
Fa male al cuore pensare che il conforto di un abbraccio, il sostegno di una persona cara, non siano bastati a fermarli. O, forse, che quell’abbraccio e quel sostegno non ci siano stati.
E il pensiero va alla coppia di amici che si sta separando da mesi, ma che lo vieni a sapere attraverso un messaggino, uno di quelli che non ti consentono di abbracciarli e dire semplicemente - Io ci sono tutte le volte che avrai voglia di sfogarti.
E va a tutte quelle persone che, chiuse nell’illusione della comunicazione finta che passa attraverso uno schermo, non vogliono o non riescono più a condividere il peso di un fardello con una persona amica.
Forse il vero problema, oggi, è la solitudine.
Quella che può nascondersi anche in mezzo a mille connessioni. Quante angosce si celano dietro a una sfilza di emoticon sorridenti. Quante depressioncelle latenti strisciano nell'anima mentre posti l'ennesima allegra storiella di Instagram.
Eppure, forse, l’antidoto a questa solitudine apparentemente endemica è molto più semplice e antico di quanto pensiamo: incontrarsi. Guardarsi negli occhi. Parlarsi davvero. Stare accanto a qualcuno senza necessariamente dover trovare la frase giusta, ma semplicemente esserci, anche per dire qualche scemenza e strappare un sorriso.
Me lo ha ricordato qualche giorno fa mia figlia, insieme ad altre sue amiche.
Una di loro si era lasciata con il ragazzo ed era comprensibilmente distrutta. E queste simpatiche squinzie hanno fatto una cosa semplicissima: hanno deciso di non lasciarla sola. Si sono organizzate e sono andate più volte a dormire da lei. Per starle vicino, ascoltarla, farla piangere e sfogare, distrarla quando serviva. Senza grandi discorsi, senza ricette per guarire il dolore. Semplicemente, c’erano.
Sono donne, e si sa che sono più brave di noi a comunicare i sentimenti. Sono studentesse di psicologia e questo probabilmente le aiuta. Ma hanno capito una cosa che vale per tutti: non basta un cuoricino sotto a un post per sostenere qualcuno.
E noi uomini, che spesso siamo più impacciati nel parlare di quello che ci succede dentro, forse abbiamo semplicemente bisogno di trovare il nostro modo. A volte può bastare una pizza insieme. Una birra. Due parole davanti a un piatto, senza neanche sapere bene da dove cominciare.
Come quando qualche anno fa invitai il mio migliore amico a casa per guardare insieme un vecchio film del «Monnezza» con Tomas Milian. Io stavo sotto a un treno, e pure lui non era nel più roseo dei periodi.
Non abbiamo parlato di niente di particolarmente importante. Non gli ho fatto domande sulla vita, non gli ho chiesto di raccontarmi come stava. Abbiamo semplicemente guardato il film.
A un certo punto lui non ha resistito - sapevo che lo avrebbe fatto - ha cominciato a rifare le voci di Bombolo e del cinesino di Tomas Milian mescolando l'imitazione con quella della moglie vietnamita. E siamo finiti a ridere a crepapelle. Con le lacrime…
C'è una frase della scrittrice Barbara Johnson che è rimasta scolpita nella mia mente: "Una risata è come un cambio di pannolini, non risolve il problema ma aggiusta tutto per un po'", e le risate con Fabio, quel pomeriggio aggiustarono davvero tutto per un po'.
Mi si perdoni il flusso di pensieri a cui mi sono abbandonato oggi ma ne avevo bisogno per metabolizzare certe notizie e per dire - a me stesso in primis - che se la solitudine è il peggior male di questi tempi, l'incontro, forse è il migliore degli antidoti.
Non un messaggio, un cuoricino o un like, ma una porta che si apre, una pizza condivisa, una risata al momento giusto.
È incontrarsi.
Perché non sempre possiamo togliere a qualcuno il peso che porta. Ma possiamo sistemare una sedia accanto alla sua e sederci insieme per un po'.
Una soluzione può essere proprio quella sedia accanto a te. Ma la vuoi davvero o pensi che basti un messaggino?