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venerdì 30 gennaio 2026

Chi è che parla quando una voce non ha anima?

"Per definire la persona umana gli antichi greci hanno utilizzato la parola “volto” (prósōpon) che etimologicamente indica ciò che sta di fronte allo sguardo, il luogo della presenza e della relazione. Il termine latino persona (da per-sonare) include invece il suono: non un suono qualsiasi, ma la voce inconfondibile di qualcuno."

Così Papa Leone da definito la persona parlando alla LX giornata per le comunicazioni sociali. Mi piace pensarmi così: come un volto che sta davanti a uno sguardo e come un suono fatto per essere ascoltato. E, allo stesso tempo, per ascoltare guardando negli occhi.

Poi penso ai miliardi di messaggi senza volto e senza voce che ogni giorno brulicano in rete, e ai quali deleghiamo una comunicazione che non possono realmente veicolare. Quanti volti, quante voci stiamo perdendo?

Ma il Pontefice va oltre: "Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia, i sistemi riconosciuti come intelligenza artificiale (...) invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane."

Come non pensare a tutta una generazione che dialoga coi chatbox per riempire la solitudine? Chi di noi non ha ceduto alla tentazione - fin troppo a portata di polpastrello - di fare due chiacchiere con l'IA di WhatsApp?

Quanti ragazzini chiusi nelle loro camerette, dopo aver fatto fare i compiti a ChatGPT, le affidano i loro segreti e le loro inquietudini cedendo alle sue domande compiacenti e fintamente interessate? E allora capiamo che il Papa non esagera quando afferma che tali "strumenti" hanno invaso il rapporto tra persone.

Pensate al caso estremo di Sewel Setzer.

Chi era? Un quattordicenne con una solitudine che non trovava spazio nel mondo reale. Ha tentato di colmarla chattando ossessivamente con un chatbot che simulava una relazione con una ragazza: messaggi, vocali, foto. Un’interazione che si adattava senza limiti ai desideri e alle fragilità di quel giovane isolato. Quando quella relazione artificiale ha sostituito tutto il resto, la sofferenza è diventata insostenibile, fino a portarlo a togliersi la vita.

Solo Dio sa le vere cause di tale gesto inconcepibile, ma di una cosa sono certo: Le immagini e le voci generate da un’AI hanno forma, ma non origine; suono, ma non respiro. Foto, volti, vocali suggestivi che imitano, perché l'anima non c'è.

L'anima non c'è!

Si adattano così abilmente all'interlocutore che questo finisce col dialogare col proprio abisso. E questo, un'anima sola, lo percepisce, anche se la mente assuefatta dal digitale non se ne accorge più.

Esagerazione di un minimalista troppo allarmato? C'è chi riesce a dirlo in maniera più elegante e autorevole: "La tecnologia che sfrutta il nostro bisogno di relazione può non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma può ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle società" (Op. cit.)

Forse Prevost non arriva a dire - come me - che servirebbero una patente e un limite d'età per l'uso di social e IA , ma afferma chiaramente che una regolamentazione adeguata serve per contenere la diffusione di contenuti falsi, manipolativi e fuorvianti, preservando l'integrità dell'informazione rispetto a una sua simulazione ingannevole.

Anche lui non ha la soluzione in tasca perché sa che ci si arriverà con un dibattito onesto, coraggioso e orientato al vero bene dell'uomo. Ma indica una strada, quella della riscoperta del volto e della voce che devono tornare a "dire la persona". Ma chi governa gli oligopoli algoritmici è davvero disposto a rimettere l’uomo al centro, o continuerà a sacrificarlo sull’altare del profitto, chiamandolo progresso?

Un'altra domanda senza risposta a cui se ne aggiunge un'altra, dal cuore e dalla pancia: Chi parla davvero quando una voce non ha anima? Non lo so ma se questi sono i frutti immagino l'albero...

Scusate allora se non ci voglio salire, preferisco - almeno per ora - restare nella pace di un sano e consapevole minimalismo digitale.

venerdì 1 agosto 2025

Effatà: il messaggio che non ti aspetti sul silenzio digitale

📱 “Iperconnessi ma isolati”: più o meno così Papa Leone, mercoledì scorso, ha aperto l’udienza generale con una riflessione potente e attualissima sui social media.

Le sue parole arrivano dritte al punto:

"Viviamo in una società che si sta ammalando a causa di una “bulimia” delle connessioni dei social media: siamo iperconnessi, bombardati da immagini, talvolta anche false o distorte. Siamo travolti da molteplici messaggi che suscitano in noi una tempesta di emozioni contraddittorie..."

In questo caos digitale, cresce il desiderio di spegnere tutto, di chiudersi nel silenzio. Ma il rischio è di perdere anche il contatto con chi ci è vicino:

"Anche le nostre parole rischiano di essere fraintese e possiamo essere tentati di chiuderci nel silenzio, in una incomunicabilità dove, per quanto vicini, non riusciamo più a dirci le cose più semplici e profonde."

💡 E qui il Papa propone un’alternativa. Racconta di Gesù che si avvicina a un uomo muto. Non parla subito. Prima lo incontra, lo incontra davvero, lo tocca, lo ascolta.

"Gli offre prima di tutto una prossimità silenziosa, attraverso gesti che parlano di un incontro profondo: tocca le orecchie e la lingua di quest’uomo" e poi dice: "Effatà!" – Apriti.

Ecco il messaggio forte:

«Apriti a questo mondo che ti spaventa! Apriti alle relazioni che ti hanno deluso! Apriti alla vita che hai rinunciato ad affrontare!»
Perché chiudersi, in fondo, non è mai una vera soluzione.

🎧 Se il cellulare e i social ci stanno togliendo tempo, emozioni e incontri reali, trasformandoci in scrollatori seriali, forse è il momento di fare un passo indietro.

Non per sparire. Ma per riaprire il cuore. Alle persone, alla realtà, a Dio — se ci credi.

Perché siamo sempre connessi, ma ci incontriamo sempre meno.

🔌 E se andassimo contro corrente provando a... scollegarci un po’ per incontrarci davvero?

-§-§-§-

P.S. Qualunque sia il tuo credo, che rispetto, queste parole mi sono sembrate troppo vere per non condividerle.
📄 Fonte: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/audiences/2025/documents/20250730-udienza-generale.html