Sarà per l'età, per il minimalismo digitale, o per entrambi, ma anche il compleanno ha assunto un aspetto diverso.
Da più di un anno non ci sono i social a ricordarlo a tutti e ieri ho volutamente omesso di farne menzione nello status WhatsApp, unico vezzo pseudo social che ancora uso. Ma con parsimonia, e non è detto che non mi liberi presto anche di quello.
Questo 25 agosto per me si è tradotto in un cellulare non più tempestato di notifiche che attirano l'attenzione per:
Auguriii!!!🎂
Augurissimi!!!🎂🥳🎈🎁
Tanti ma tanti auguriii!!!🎂🎁🎈🎉🥳🥂
Tanti ma che dico tanti, tantissimissimi augurissimi!!!🎂🥂🎈🎉🥳🎁🍾🥳🎉...
E giù tortine, pacchettini, fiocchettini, palloncini e cotillon che la tua mente dimentica nello stesso istante in cui vi si è posato distrattamente sopra lo sguardo.
Un attimo. Uno sguardo.
Un altro attimo. Un altro sguardo.
Già che ci sei, che non la dai un'occhiata a FB una a IG, a Tiktok e...
E ti ritrovi a fine giornata esausto, con la testa intasata da informazioni che non ti servono, che non ricordi e che non ti hanno toccato il cuore.
Ieri invece il bacio ricevuto da mia moglie a mezzanotte, il caffè a letto al risveglio, i "Tanti auguri" cantati da mia figlia al telefono prima di andare all'università, haivoglia se mi hanno toccato il cuore e bastava pensarci ogni tanto durante la piena giornata di lavoro, per sentirmi felicemente amato.
Poi sono arrivate quattro telefonate di persone care, alcuni messaggi di altre che fanno comunque parte della mia vita; le piacevoli conferme che ti scaldano il cuore.
E poi alcuni messaggini delle persone che anche se non vedi spesso, o non vedi più, ogni anno se ne ricordano. Magari perché coincide col compleanno del figlio, o perché è vicino al suo, o perché sono boomer che se lo sono scritto in agenda, o perché hanno buona memoria, e comunque se lo ricordano. Fanno piacere anche quelli.
Una cena coi familiari e gli amici di sempre, chiacchiere che non hanno bisogno di foto per i social. Una bella mangiata con scherzi e sfottò, risate e conversazioni interessanti e alla fine, ho pensato che forse il regalo più bello di questo compleanno fosse proprio lì: nell'assenza di tutto ciò che, normalmente, pretende la nostra attenzione.
E nella spontaneità di azioni che non fossero al servizio di algoritmi pronti a catalogarle per il profitto di grandi aziende. Il cellulare, infatti, giaceva in silenzio sul comodino, e non mi è mancato mai.
Perché il minimalismo digitale, ma anche il tempo e l'età, mi stanno insegnando a chiedermi sempre più spesso cosa ci stiamo perdendo quando fissiamo uno schermo e a gustarmi il momento presente.
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