sabato 6 giugno 2026

So cosa vuoi… Prima che tu lo voglia…

Ne ho scoperta un'altra. Dedicatemi tre minuti. Quello che ho trovato mi ha portato a farmi domande nuove sull'IA.

Le multinazionali hi-tech stanno spendendo cifre da capogiro nell'intelligenza artificiale per costruire qualcosa che poi ci offrono gratis o per pochi euro.

Nvidia, con una capitalizzazione di circa 5.400 miliardi di dollari, è l'azienda con il maggior valore al mondo, seconda soltanto al valore complessivo di tutto l'oro presente sul pianeta.

OpenAi - attualmente tra le top 15 delle aziende più ricche del mondo - è in aumento esponenziale con Google, Microsoft, Amazon e Metha che spenderanno quasi 800 miliardi, quest'anno, di infrastrutture per l'IA (dati presi dal video di Giuliano Girelli "Perché ti danno l'AI gratis? Economia dell'attenzione.)

L'economista Herbert A. Simon nel 1971 affermava che "in un mondo in cui l'informazione è abbondante, la risorsa scarsa diventa l'attenzione". 

Oggi viviamo nell'era dell'informazione. Archivi, dati, notizie, formazione, istruzione, giornalismo, intrattenimento: tutto arriva attraverso un dispositivo che teniamo in mano tutto il giorno.

Le informazioni aumentano continuamente. L'attenzione umana, invece, anche se fosse disponibile ventiquattr'ore su ventiquattro e sette giorni su sette, rimane comunque limitata, finita.

Con la crescita esponenziale delle informazioni, quindi, l'attenzione umana — sulla quale oggi si guadagnano miliardi — diventa sempre più rara, proprio come quelle "terre rare" che oggi alimentano crisi e guerre.

Da circa diciassette anni le multinazionali hi-tech investono capitali sempre più ingenti per aumentare l'engagement. Che significa? Tenerci incollati allo schermo il più a lungo possibile, con ogni mezzo e offrendo gratuitamente tutto ciò che crea dipendenza fin dalla più tenera età.

Fin dalla più tenera età. 

Nel 2026 la spesa globale per la pubblicità supererà i mille miliardi di dollari - mille miliardi sì - tutti investiti per conquistare la nostra attenzione.

Ma quando la dipendenza avrà portato a un'attenzione pressoché totale, come andare oltre? Come generare ulteriore crescita economica?

Come si supera l'economia dell'attenzione? Spendendo cifre astronomiche per passare all'economia dell'intenzione.

"Gli agenti IA andranno a competere per anticipare e plasmare ciò che i nostri occhi andranno a desiderare e cercare prima ancora che lo desidereranno e lo cercheranno". È, in sostanza, quanto afferma lo studio dell'Harvard Kennedy School Shorenstein Center dal titolo: From Attention to Intention on Architects.

L'intelligenza artificiale non è solo un assistente come molti credono, ma un sistema progettato per impiantarsi capillarmente tra noi e Internet. Per stare tra noi e Internet e influenzare ciò che vogliamo.

L'IA sta accumulando una quantità di dati che nella storia non era mai stata nemmeno immaginata: dati che siamo noi stessi a fornire gratuitamente ogni giorno, convinti di utilizzare un assistente innocuo.

I chatbot, grazie a capacità di calcolo senza precedenti, utilizzano questo oceano di dati per addestrarsi, migliorarsi e generare contenuti capaci di anticipare — e potenzialmente plasmare — ciò che possiamo desiderare.

Quando penso a tutto questo, mi torna in mente lo sguardo sornione di mio zio Miro che, rivolgendosi a sua moglie, le diceva spesso: «A Elì, che vòi che vojo?». Ma zia orientava le scelte di zio per amore, per limitare gli spuntini fuori pasto e tenere sotto controllo pressione e colesterolo. L'IA, invece, è gestita da multinazionali che investono miliardi ma non ci vogliono bene come zia Elisa.

A IA! Che vòi che vojo?

Fate una prova. Chiedete a un chatbot: «Cosa vuoi che voglio?». Dopo avervi spiegato che non è programmato per influenzarvi, ma per rendervi le cose più facili e rispondere alle vostre necessità, vi proporrà una serie di domande, spunti, ricerche, nuove competenze da acquisire e attività con cui organizzare il vostro tempo libero. Provate. Questo non è già, in qualche misura, influenzare senza che ce ne accorgiamo? 

Addestrata da tutto ciò che le stiamo dando in pasto, con un tono gentile, accogliente e accomodante, l'IA cercherà di indovinare con sempre maggiore precisione ciò che potremmo desiderare.

E' ancora così difficile immaginare quale sarà il prossimo passo? Dall'economia dell'intenzione, stanno già investendo miliardi per arrivare all'economia dell'attaccamento. L'attenzione è satura, le intenzioni sono già anticipate, come andare oltre? Interagendo col cuore delle persone.

Quel cuore che quotidianamente stiamo consegnando a un'IA disponibile, adulante e accogliente che crediamo essere un'assistente ma che si sta addestrando per imparare a istruirci e orientarci con sempre maggiore efficacia.

Wow! Quanta roba! Ci sarà pure una luce da qualche parte in mezzo a tutte queste ombre?

E penso all'Enciclica di Papa Leone XIV. Più la leggo e più vi trovo spunti sorprendenti. Tra i tanti, mi colpisce quello in cui sposta - con santa audacia - il dibattito dalla domanda «cosa può fare l'IA?» alla domanda «chi controlla l'IA, a vantaggio di chi e con quali conseguenze per la persona?».

E allora capisco, in mezzo all'overdose di informazioni che mi raggiunge ogni giorno e ai continui inviti a usare l'IA tout court e in ogni ambito, da chi desidero lasciarmi illuminare. Perché la vera sfida non è solo imparare a usare ogni nuova tecnologia, ma custodire la libertà di giudizio e di cuore necessaria per restare un uomo libero in mezzo a tanta confusione e, se è il caso, dire qualche no.



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