martedì 30 giugno 2026

Li ammucchiano oggi ma li useranno domani

Si sente sempre più spesso parlare di computer quantistici.

Sono macchine che non si limitano più ai classici bit (0 e 1), ma utilizzano i qubit. Grazie alle loro proprietà possono affrontare alcuni problemi con una velocità impensabile per i computer tradizionali, arrivando in certi casi a essere milioni o addirittura miliardi di volte più rapidi.

Già sento lo sguardo intelligente ma semplice della buon'anima di mio padre che mi direbbe: "Sì ma che vòr dì, bello de papà?"

Un bit tradizionale - papà - è come un interruttore: può essere spento (0) oppure acceso (1).

Un qubit, invece, è come una moneta che gira in aria: finché non la "osservi", non è solo testa o solo croce, ma può essere descritto come una combinazione di entrambe. Questa proprietà si chiama sovrapposizione quantistica.

Grazie alla sovrapposizione, un computer quantistico può rappresentare ed elaborare contemporaneamente moltissime possibili soluzioni di un problema, mentre un computer classico le esamina una dopo l'altra. In pratica, questi computer "dopati" fanno più o meno le stesse cose dei computer di oggi, ma per alcuni problemi possono farle a una velocità enormemente superiore.

Il loro grande limite, però, è l'instabilità. Basta una quantità infinitesimale di calore, una microscopica interferenza elettromagnetica, un difetto del materiale o perfino un raggio cosmico per alterare il funzionamento di questi calcolatori.

Per questo governi, università e grandi aziende stanno investendo cifre enormi per renderli stabili e affidabili. Le previsioni più ottimistiche parlano di una decina d'anni prima di avere computer quantistici realmente utilizzabili su larga scala.

Figo, no?

Sì, perché potrebbero permettere di fare cose che oggi sembrano impossibili. Per esempio, decifrare l'enorme quantità di dati personali che ogni minuto affidiamo a Internet e che oggi sono protetti dalla crittografia.

Ops!

Dati medici, bancari, finanziari, informazioni politiche ed economiche, ma anche le nostre conversazioni protette dalla crittografia end-to-end. Oggi, per decifrarli senza la chiave, servirebbero milioni di anni di calcolo.

Ma un computer quantistico abbastanza potente potrebbe ridurre drasticamente quei tempi.

Paranoia da minimalista digitale un po' complottaro?

Allora ti faccio una domanda. Quando nasce un termine nuovo, di solito è perché esiste già la realtà che descrive. Hai mai sentito parlare di SNDL? Store Now, Decrypt Later?

Significa letteralmente: "accumula oggi, decripta domani".

Parliamo di una strategia di mercato in base a cui un "ente" salva quantità oceaniche di dati che non sa decriptare. Una mole immane di dati inutili. Al momento.

Seee, vabbè, ma lo avrai visto in qualche film distopico su Netflix…

No. Lo fa il National Institute of Standards and Technology per citarne uno, lo fanno molti governi occidentali, così come IBM; Google e altre aziende che non vogliono farsi cogliere impreparate.

Capite quanto sia alta la posta in gioco? Quanto potere potrebbe avere chi, nel tempo, accumula quantità immense di dati che noi continuiamo a regalare?

La nostra privacy ha una data di scadenza. Non la conosciamo con esattezza ma è questione di un decennio o poco più.

Di fronte a tutto questo mi sento un po' come un topolino sotto una mandria di gnu. E forse, da soli, non possiamo cambiare il corso degli eventi.

Ma una cosa la posso fare: quando scopro che posso eseguire un'attività in maniera analogica, lo faccio e la trasferisco dal cellulare a qualsiasi altro strumento.

E riprendo a scrivere a mano, a ricordare, a fissare prima un itinerario, a leggere libri cartacei e a scrivere post come questi su carta per copiarli poi su Block Notes che non ha nemmeno il correttore. E va da sé che a casa mia serrande, luci, stero e tv li gestisco con le mie manine non chiedendolo ad Alexa o a Siri.

Certo, non servirà a niente, andranno comunque avanti. Ma se calma la mia ansia e mi aiuta a mantenere o recuperare abilità trascurate, che quasi due generazioni hanno perduto, sarà servito a qualcosa. 

È servito a me. Magari anche anche a te ;-)

E ti pare poco?

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