lunedì 27 aprile 2026

L'uomo assorto con l'ombrello aperto

Lo vedo tutte le mattine, avrà sui trentacinque anni, ma è difficile stimare l'età di chi vive per strada con la pelle esposta alle intemperie e la salute provata da migliaia di notti all'aperto.

Tutti i suoi beni sono chiusi in tre zaini appoggiati al muro e in qualunque ora del giorno, e della notte, lo si incontra seduto in un punto ben preciso tra Porta Sant'Anna e gli archi sotto cui si passa prima di arrivare al colonnato di Piazza San Pietro.

Obbediente a un imperativo che sente o vede solo lui, deve stare lì. E ci sta. Fermo, sveglio e con lo sguardo rivolto attentamente al centro della piazza, come se una realtà invisibile lo tenesse avvinto, interessato, perennemente assorto a contemplarla.

Unico accorgimento; tiene un ombrello perennemente aperto, a proteggerlo da onde malefiche, mostri e demoni e, unendo l'utile al dilettevole, all'evenienza anche dal sole, dalle piogge e dagli sguardi impertinenti di turisti e pellegrini.

Passa una donna vestita di bianco col cellulare accostato a un orecchio da cui escono avemarie in polacco e tira dritto.

Passa un gruppo di turisti orientali in direzione Musei Vaticani, ognuno con lo sguardo concentrato sul navigatore del proprio smartphone, e tirano dritti a passo svelto.

Passa il giovane padre che ogni giorno, accompagnando per mano un suo simpaticissimo clone in miniatura, esce dal Vaticano verso la scuola Pio IX, consultando frettolosamente il cellulare mentre il bimbetto gli trotterella vicino trascinando uno zaino di Spider Man. E tirano dritti.

Passa un giovanissimo carabiniere - non avrà più di vent'anni - tutto attento a non rovesciare i due caffè che sta portando ai colleghi che aspettano nella camionetta dell'Unità Mobile. 

Per un secondo, breve come un lampo, l'uomo assorto con l'ombrello aperto scosta di cinque centimetri il suo scudo magico, esce per un attimo dal suo viaggio nello spazio-tempo e si accorge che lo sto osservando.

In quel lampo, l'assorto mi guarda, la bocca si piega impercettibilmente in un angolo come a dire - Lo vedi pure tu? - Ricambio il sorriso pensando - No compa' ma vedo te - ma lui è già tornato a contemplare l'invisibile giostra che lo attira verso piazza San Pietro, appoggiato al muro sul fianco destro con l'ombrello aperto.

Alla sua sinistra il mondo continua a scorrere ignorando lui, che ignora noi, per guardare chissà cosa.

Forse, tra lui e la folla dei cosiddetti normali, la differenza non è poi così grande: tutti fissano qualcosa che li tiene altrove, chi uno schermo, chi un mistero.

E per un attimo, sottraendo lo sguardo al suo invisibile orizzonte, l'uomo assorto con l'ombrello aperto ha regalato a uno sconosciuto che lo ha visto davvero, la cosa più rara e preziosa che possedeva: la sua attenzione.

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