Stamattina pensavo che ci accorgiamo di certe realtà solo quando ci toccano davvero. Come quando ho cominciato a indossare occhiali tondi, e mi sembrava di vedere attorno a me un sacco di gente con montature alla Harry Potter che prima non notavo.
E mi sembra ieri quando mia madre, notoriamente disinteressata ad auto e motori, faceva caso alle "nuove" Innocenti Tre Cilindri che circolavano per Roma perché in casa si cominciava a parlare di una "macchinina" per me neopatentato. Erano i giurassici anni Novanta. Non ebbi mai una nuova Innocenti Tre ma ereditai la piccola e fighissima Autobianchi A112 color carta da zucchero di mio padre.
Lo stesso meccanismo scatta, oggi, a mio avviso, quando un giornalista si concentra su un tema. È un riflesso umano, quasi fisiologico: la realtà resta uno sfondo indistinto finché qualcosa non la mette a fuoco. Prima è rumore, poi diventa segnale; e quando diventa segnale, acquista peso, contorni, perfino un lessico più preciso. A quel punto sembra che non esista altro: quel fenomeno — spesso negativo — diventa il centro delle lamentele che senti in giro.
Circa un anno fa ho realizzato che un meccanismo simile agiva su di me mentre passavo ore a spippolare il cellulare e a scrollare la timeline dei social. Mi sono reso conto che prendevano un dettaglio che mi aveva appena sfiorato e lo trasformavano in un flusso continuo, martellante, che sentivo il bisogno di controllare in ogni momento libero.
Così mi sono ritrovato — come tutti — a vivere dentro una specie di lente deformante: con l'illusione di vivere una libertà a colpi di pollice, perdevo di vista ciò che avevo attorno e accumulavo un sovraccarico cognitivo che mi lasciava perennemente stanco. Spesso triste, e solo. Che paradosso eh?
Eliminando Facebook, X e Instagram e altre cosette inutili, non ho spento quel meccanismo — lo stesso che faceva notare a mia madre le Innocenti Tre — ma l’ho riportato alla sua dimensione naturale. E la differenza, benefica la sento. Caspita se la sento.
E allora mi chiedo: quante cose ci stanno passando accanto, proprio ora, ignorate — solo perché non hanno ancora trovato il modo di riguardarci, mentre teniamo gli occhi incollati a uno schermo?
E se provassi anche tu a fare l'atto liberatorio di un logout? O addirittura quello di disinstallare le app dei social dal cellulare... Se superi i primi due, tre giorni di "astinenza" ritroverai - o scoprirai - una quiete che non ha prezzo.
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