lunedì 6 luglio 2026

Quando il futuro chiese aiuto al passato

Oggi lavoro di fantasia. Seguitemi con la vostra in questo che è solo un gioco che serve a scatenare la fantasticheria sognante e ottimista di un minimalista digitale accaldato. Ma, visto mai che sognando e fantasticando, si rifletta per davvero su ciò che ci circonda?

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In un futuro non troppo lontano, immagino un attacco informatico globale. Un malware colpisce miliardi di dispositivi IoT in tutto il mondo. Router, telecamere di sorveglianza, automobili, macchinari di ospedali, industrie… 

Ogni dispositivo infetto attacca altri dispositivi. Una pandemia digitale.

Il contagio avviene tramite le connessioni internet. L'unico modo per fermarlo, in attesa che i migliori informatici del mondo sviluppino una soluzione, è il lockdown digitale.

Per salvare il salvabile i governi del globo decidono di emanare decreti urgenti che portano alla decisione estrema ma irrinunciabile di spegnere la rete.

Informatici, sistemisti ed esperti di IA, rilasciano interviste che vengono trasmesse in loop alle radio, e rilanciate dai radioamatori, per tranquillizzare la popolazione allarmata.

Si comincia col blocco dei servizi non essenziali: streaming, social, gaming. Si passa all'isolamento delle infrastrutture critiche: ospedali, reti elettriche, banche, mantenendo online solo i canali di emergenza e coordinamento governativo.

In pochi minuti l'urlo di petto con cui Ultimo a Tor Vergata canta la sua passione, non arriva più ai fan accampati a un chilometro dal palco che guardano sgomenti i maxischermi spenti.

La voce del Santo Padre raggiunge solo le prime file lasciando le frotte di pellegrini che gremiscono piazza San Pietro e i milioni collegati col sito del Vaticano con gli occhi sgranati e domande senza risposte.

Come un domino le cui tessere sembrano non finire mai di cadere, va tutto offline.

Le persone ai semafori, negli ascensori, sulle scale mobili, milioni di giovani nelle camerette, impiegati, studenti, medici, autisti, cassieri, per la prima volta si guardano attorno.

Ma riabbassano subito lo sguardo per chiudere e riaprire un'app, per riavviare il telefono. Si cambia rete, ci si collega al wi-fi di casa, del bar, dell'ufficio ma niente…  Il silenzio. Digitale.

Si comincia a diffondere ansia, panico, caos. Le uniche persone che sembrano restare calme sono gli anziani.

Giorno dopo giorno, rubriche cartacee di tutto il mondo cominciano a essere consultate da nonne previdenti per riprendere i contatti usando la rete fissa che, a giorni alterni, per qualche ora, pare funzionare.

Ai mercatini dell'usato e del vintage vanno a ruba mappe e carte geografiche e per strada si vedono gironzolare lente ma sicure, vecchie Panda e macchine d'epoca che fanno lo slalom tra le Tesla e le fiammanti elettriche plug-in ferme ai lati dei marciapiedi.

Nelle folle di giovani che continuano a controllare in modo compulsivo i loro cellulari isolati, qualcuno comincia a chiedere alla nonna di fargli copiare la rubrica. Hai visto mai che conserva ancora il numero dei genitori di Marco, di Fabio, di Marta...

Intanti i ragazzi volontari della protezione civile e gli scout, una volta derisi dai coetanei trendy che flexavano su Tiktok, diventano punti di riferimento nei Comuni e nelle parrocchie, nei parchi pubblici, condividendo competenze diventate essenziali 

Il falegname in pensione che riparava sedie davanti al portone di casa, aiutato inizialmente da pochi stranieri volenterosi, vede presentarsi sempre più giovani con una vecchia bici o qualcosa da riparare. E passa volentieri le giornate a insegnare il mestiere a giovanotti che non hanno mai brandito un martello.

Un ex ferroviere spiega come coordinare gli orari su una lavagna. Vecchie sarte trasformano tendaggi e lenzuola in tende da campo per chi resta bloccato in viaggio.

Dopo mesi di lockdown digitale, quando i tecnici iniziano a riaprire in maniera lenta e graduale, porzioni della rete, molti corrono ad aggiornare i dispositivi. Ma qualcosa è cambiato.

I giovani hanno imparato che un contatto, un tragitto, una lista, un indirizzo, può essere ricordato a memoria. Che un vicino può diventare una risorsa. Che una serata può esistere senza essere fotografata. Che un tramonto scalda il cuore se lo contempli, non se lo fotografi e posti in un secondo.

E gli anziani, osservando le piazze di nuovo piene, capiscono di non essere sopravvissuti al passato per nostalgia, ma per custodire competenze che il futuro aveva dimenticato di considerare importanti.

Quando il primo social network torna online, milioni di persone ricevono la stessa notifica. Per qualche minuto nessuno la apre.

Stanno ancora parlando con qualcuno seduto accanto a loro.

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