Stamattina appena sveglio — complici forse i peperoni mangiati ieri sera — pensavo al film Divergent. Quando uscì mi piacque molto e mi fece riflettere la narrazione di una società futura divisa in “fazioni” determinate dalla personalità. Gli adolescenti dovevano scegliere a quale appartenere: abneganti, intrepidi, eruditi, candidi o pacifici. Chi non rientrava chiaramente in una di queste categorie veniva messo ai margini: un fastidio da eliminare perché “divergent”.
Durante la consueta passeggiata mattutina, subito dopo il caffè, ho incrociato un signore che tutte le mattine porta a spasso il suo cane parlandogli come se fosse umano. E poi canta. Non nel senso che canticchia o fischietta: canta proprio a squarciagola, con una voce pure intonata e un repertorio pop italiano contemporaneo piuttosto vario.
Poco dopo ho sentito avvicinarsi della musica pop anni Ottanta: è un altro signore che ogni mattina ascolta — e “condivide” — le sue playlist grazie a una cassa che non sono mai riuscito a capire dove nasconda, ma che diffonde la sua colonna sonora a tutto volume.
Di solito li percepisco entrambi come un fastidio. “Ma che cavolo… almeno la mattina presto , un po’ di silenzio!” è il pensiero che mi attraversa quando passano. Stamattina però, guardando i soldatini che — ciascuno nella propria categoria — marciavano veloci verso il quotidiano incanalato nella propria “fazione”, quei due divergent mi sono sembrati quasi necessari. Dei doni, addirittura.
Una piccola crepa nel muro dell’ordine perfetto. Una stonatura che ricorda che la vita non è un algoritmo.
Io passo inosservato per strada, come la maggior parte dei diligenti membri delle nostre fazioni invisibili. Aspetto standard, abbigliamento standard, capelli corti, barba lunga ma curata come molti uomini di questo periodo storico, andatura normale. Potrei passare per un pacifico, o un candido, a uno sguardo superficiale, di certo non un intrepido. Ma la mia divergenza invisibile — una mente iperattiva, molto altro che non racconto di certo qua, e l’assenza di uno schermo da scrollare in continuazione — mi ricorda che non essere perfettamente allineati permette di vedere davvero ciò che ci circonda. Un po’ come fanno, a modo loro, i due divergenti che incontro ogni mattina.
Uno parla con il cane e canta a squarciagola, l’altro attraversa le strade con la sua colonna sonora privata sparata al mondo. Forse disturbano, sì. Ma disturbano nello stesso modo in cui una risata improvvisa rompe il silenzio troppo serio di una sala riunioni.
Anche i miei post, forse, disturbano. Forse sono un’altra piccola stonatura nel rumore ordinato delle nostre giornate digitali. Ma se la mia personale divergenza — unita al mio modo sbilenco ma vero di guardare la realtà — messa qui a disposizione di chi passa, riuscisse ogni tanto a generare un pensiero fuori dalle righe, una pausa inattesa… allora sarebbe un disturbo utile, chissà…
Un modo imperfetto ma autentico per ricordarci che non dobbiamo essere sempre perfettamente allineati per essere OK.
Splendido inno alla normale originalità, crepa che filtra luce in un mondo che ha bisogno come l’aria di farci massa, solo perché teme, invece, di scoprirsi a godere del dono intelligente delle personalità…
RispondiEliminaOriginalità, personalità. Oggi vengono temute, svalutate, spesso attaccate. Mai avrei pensato, alla mia età, in questi tempi, di dover vedere tanto conformismo. Un caro saluto Loredana e grazie per i tuoi commenti sempre graditissimi. :-)
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