sabato 24 gennaio 2026

Chi si spegne e chi esplode

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un blog minimalista che proponeva una riflessione molto interessante sulle conseguenze, per il nostro cervello, dell’abitudine di salvare tutto nel cloud.

L’autrice parlava di come tendiamo a immagazzinare online contenuti che vorremmo aver già introiettato. E osservava che ciò che archiviamo continuamente nella “nuvola” finisce spesso nel dimenticatoio, perché quel semplice gesto di metterlo via porta il cervello a dire: “Fatto! Posso recuperarlo quando servirà, ora passiamo oltre.” (Se volete leggere l’intero post, lo trovate QUI)

E così scrolliamo e salviamo, scrolliamo e salviamo, mettendo da parte ciò che non abbiamo tempo di leggere, convinti che lo riprenderemo più tardi. 

Spoiler: non lo riprenderemo.

Anzi, compiamo senza accorgercene quel gesto ripetitivo che ci impedisce di fare davvero nostro ciò che vediamo e leggiamo: non lo elaboriamo, non lo interiorizziamo. Come dicono gli strizzacervelli, non lo introiettiamo.

Scrolla di qua, scrolla di là, guarda e metti via, scorri e salva nel cloud… e alla fine tutto scivola addosso.

Quando ero ragazzo, leggere un libro era un’esperienza che mi lasciava segni profondi: mi faceva battere il cuore, ridere fino alle lacrime, incuriosire fino a fare le ore piccole, arrabbiarmi al punto da lanciare il volume dalla finestra, persino piangere. Erano contenuti che entravano dentro, davvero.

Poi sono arrivati i social. Li avevo tutti e ci perdevo tanto tempo. Se io – adulto, anzi diciamo pure “anzianotto” – a forza di scrollare e mettere via, vivevo una sorta di nebbia cognitiva che mi rendeva indifferente un po' a tutto, cosa può succedere ai ragazzi e ai bambini che oggi passano un monte di ore al giorno davanti a uno schermo?

Quando tutto scivola addosso, la vita interiore si indebolisce fino a sparire. E se la vita interiore si assottiglia, dove si vanno a pescare quelle risorse emotive e simboliche che ci servono per affrontare le sfide e i problemi che la vita inevitabilmente ci presenta?

Forse è per questo che sempre più giovani si chiudono o reagiscono in modo impulsivo? Chi si isola, rifugiandosi nella propria stanza, sommerso da stimoli digitali che intasano ma non nutrono. E chi reagisce in modo impulsivo e aggressivo fino all'irreparabile, come purtroppo la cronaca ci ricorda fin troppo spesso.

Se nulla arriva più al cuore, in quel mondo interno dove costruire gli strumenti capaci di contenere, regolare, dare senso, lottare, forse si sperimenta un vuoto che smarrisce.

E, chissà? Forse è proprio in quel vuoto che c’è chi si spegne e chi esplode.

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