lunedì 26 gennaio 2026

Una fermata mancata

Uno studente ventitreenne della provincia di Verona sale sul treno per recarsi all'università ma non scende alla solita fermata. (Notizia dell'Adnkronos del 24/1/2026)

Non compie un gesto eclatante, non mette in scena nulla di plateale: semplicemente resta lì. E proprio quella non azione sovverte la sua quotidianità, portandolo fino a Budapest.

Al netto delle critiche perbeniste – e forse legittime – secondo cui avrebbe almeno dovuto avvertire la famiglia, ciò che mi interroga è la decisione di questo nativo digitale che, lasciato tablet e cellulare a casa, sceglie di andare talmente offline da “sparire” in un treno, lontano da tutto.

Sovraccarico mentale a cui non riesce a dare voce? Tentativo di autodeterminazione mai comunicato? O la semplice necessità di interrompere una quotidianità che gli stava stretta? Non possiamo saperlo. Non lo conosciamo. Probabilmente solo lui, un giorno, potrà rispondere.

A me, però, colpisce quel suo restare seduto. Non agisce, non reagisce, non parla, non chiede e non rivendica: sospende il rumore, smette di essere leggibile. Forse, per un attimo, rinuncia alla necessità di giustificarsi?

Ignoro le sue sfide, ma questo scivolare lento e silenzioso fuori da una realtà che alla lunga stanca, è come se dicesse al mondo, al suo mondo: basta, ti lascio lì.

Forse è scappato da un problema concreto, forse no. O magari ha soltanto assecondato il desiderio di un altrove in cui poter finalmente ascoltare se stesso, trovare una traiettoria. E Budapest – che avrebbe potuto essere Praga o Madrid – è solo la metafora di ciò che, per una volta, non è stato pianificato.

Tra tutte le domande che questa storia lascia aperte, me ne rimane una a cui non riesco a rispondere... O forse sì, ma che non riesco proprio a ignorare.

Non è forse vero che, almeno una volta, ci siamo lasciati sfiorare per un attimo dall’idea di fare esattamente ciò che ha fatto lui? Lasciarci portare da un treno qualunque verso un luogo qualunque, lontano da un copione che abbiamo lasciato scrivere da altri?

E allora forse la scelta più onesta che possiamo fare, senza fuggire né scomparire, è concederci uno stacco reale ogni tanto: prendersi un’ora, un giorno o anche solo un percorso diverso dal solito, per ascoltare ciò che ci manca e decidere con lucidità quale passo – piccolo ma concreto – possa riportarci al centro della nostra vita.

Io lo faccio - indovinate un po' 😉 - andando offline di tanto in tanto.

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