venerdì 10 aprile 2026

Interrompere il pensiero prolungato… Ma c'è chi resiste

Stamattina, alla radio, uno spassoso Fiorello prendeva in giro la tendenza di alcune miniserie a diventare sempre più brevi.

Esasperando il fenomeno, immaginava "I Forrester", uno spin-off di Beautiful, che durava una manciata di secondi a puntata. I protagonisti facevano appena in tempo a dire il nome, non riuscendo a proferire altre parole, che partiva la sigla finale.

La risata nasceva spontanea. Ma, oltre alla creatività e al talento dell’ideatore della Pennicanza, c’è sempre nelle sue gag una certa attenzione ai fenomeni di costume. Anche per questo risultano spesso così azzeccate. In effetti da un po’ di tempo notavo anch’io che molte piattaforme cominciano a proporre miniserie con puntate da mezz’ora, a volte persino da venti minuti.

Incuriosito ho fatto qualche ricerca. Ho trovato Star Trek: Short Treks su Paramount+, con episodi che vanno dagli 8 ai 18 minuti. Poi One Day at Disney: Shorts, su Disney+: 51 episodi da 5, massimo 7 minuti, in cui animatori, ingegneri e tecnici raccontano una giornata di lavoro dentro la Disney. Altro che plus: si dovrebbero chiamare minus…

Ero già abbastanza sconcertato quando ho scoperto che esistono persino le micro-serie verticali. Le conoscevate? Piattaforme come ReelShort, DramaBox e ShortMax offrono episodi girati in formato verticale (9:16), pensati per lo smartphone, che durano dai 60 ai 120 secondi. Storie melodrammatiche o romantiche che, forse per compensare la brevità, vengono raccontate in stagioni da 40 o addirittura 80 episodi.

A quel punto mi è tornato in mente il mio penultimo post, in cui raccontavo di cinque ragazze della Gen-Z (vent’anni circa) che dicevano di non riuscire a capire la Gen-Alfa (sotto i sedici anni), la cui soglia di attenzione sembrerebbe sempre più breve a causa dell’assuefazione a TikTok e app simili.

E da lì il pensiero è corso a una novella di Kurt Vonnegut, “Harrison Bergeron”. Racconta un futuro distopico in cui il governo impone una "perfetta" uguaglianza: chiunque mostri maggiore intelligenza o abilità deve essere riportato nella media per essere meglio sorvegliato.

Come? Con un dispositivo all’orecchio che emette un segnale acustico ogni venti secondi. Un suono sempre diverso, talvolta persino interessante. Il suo scopo è semplice: interrompere il pensiero prolungato, impedendo a chi è più intelligente di trarne vantaggio.

Interrompere il pensiero prolungato…

TikTok sembra esserci riuscito benissimo. In pochi anni ha contribuito ad abbassare la soglia dell’attenzione al punto che perfino la narrazione audiovisiva si accorcia sempre di più, arrivando a episodi da uno o due minuti pur di raggiungere le nuove generazioni.

A pensarci male verrebbe da dire che TikTok è diventato una sorta di arma di distrazione di massa, capace in pochi anni di erodere la capacità di concentrazione di un’intera generazione occidentale. Forse è una lettura un po’ complottista, forse la vedo troppo drammatica. Però il problema — che sia o meno frutto di una volontà politica — è reale.

Eppure qualche oasi di resistenza sana tra i giovani c’è ancora. La vedo in alcune realtà di nicchia come oratori e centri sportivi. Proprio di recente mi è capitato di osservare ragazzi della Gen-Z e della Gen-Alfa stringersi con grande affetto attorno a una loro coetanea che aveva perso la madre in modo doloroso e improvviso.

Sono tutti agonisti di danza sportiva — uno sport che in famiglia pratichiamo praticamente tutti — un’attività che richiede ore e ore di allenamento, concentrazione e disciplina. Spesso, semplicemente, si dimenticano dei cellulari.

Parliamo di ragazzi abituati a tre ore di allenamento di fila senza guardare il telefono, e a intere giornate di gara in cui l’attenzione resta tutta sul ballo, sulla performance, sulla squadra. E proprio loro - che hanno il tempo centellinato per preparare una verifica o un'interrogazione - non hanno esitato un attimo a fermarsi due giorni interi. Hanno sospeso tutto — perfino un allenamento — per stringersi attorno al dolore della loro amica.

Forse è a realtà come queste che possiamo ispirarci per trovare vie d'uscita sane ed efficaci? Forse una strada è offrire ai nostri giovani attenzione e tempo - come fa la loro maestra senza sconti ma con grande cura.

Sottraiamo noi per primi l'attenzione al potente richiamo di social e schermi. Offriamo alternative concrete che coinvolgano iragazzi, che li appassionino al punto da dimenticarsi - almeno per qualche ora - lo scorrere infinito di storie e reel, e ci stupiremo di quanta bellezza possa uscire anche dalle Gen-z e alfa che tutti criticano.

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