La passeggiatina mattutina mi serve a chiarire le idee. Attraverso via della Conciliazione facendo slalom tra preoccupazioni e pensieri che intasano il mio cervello iperattivo, e tra i rifiuti lasciati dai gabbiani che hanno devastato un cestino della spazzatura...
Come quando Mary Poppins faceva volteggiare giocattoli e vestiti nell’aria con la forza invisibile della sua magia, così una preghiera, un caffè e Roma che sbadiglia, iniziano a rimettere in ordine quei pensieri insistenti a cui do spesso troppo spazio e voce.
Ripasso davanti al cestino, il cui contenuto era stato sparpagliato a terra dai pennuti voraci, e vedo che in terra sono rimaste solo due cartacce.
«Sarà passata la nettezza urbana. Certo che avendo fatto trenta poteva fare trentuno», penso. E tiro dritto. Mi volto un attimo per ammirare il cielo plumbeo che minaccia pioggia e scorgo un barbone che s’inchina, raccoglie le due cartacce rimaste e le butta nel cestino. Stava completando il lavoro, altro che nettezza urbana.
Quell’uomo, quello “scarto” della società, aveva fatto in un attimo ciò che noi non riusciamo più a fare: agire senza pubblico, fare ciò che è giusto senza pubblicarlo e senza aspettarsi un like.
E mentre noi, cosiddetti “normali”, tiriamo dritti, anestetizzati dalla fretta e dagli schermi, la coscienza di un clochard, vedendo un bisogno, si è attivata senza complessi per fare ciò che era doveroso.
È il gesto più gratuito e gentile che abbia visto negli ultimi mesi, uno di quelli che ti restano impressi perché smascherano la nostra presunta superiorità e il sonno delle nostre coscienze.
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