lunedì 30 marzo 2026

Non manca niente

L'uomo finisce per fare l'abitudine a tutto, anche alle cose più belle. Nel tempo diventano normali, quasi scontate. Me ne sono accorto poco fa quando ho realizzato che mi sono dolcemente abituato a fare a meno dei social e di tante app inutili, e mi sono ritrovato a pensare che questa è la mia prima Pasqua minimalista.

Una Pasqua senza ovetti, pulcini, coniglietti e colombine postati da conoscenti che non senti mai, capaci giusto di resuscitare quel tiratore scelto che riposa silente in me da quando mi congedai in quel lontano 7 gennaio 1993 e che si cimenterebbe volentieri nel tiro all'ovetto. 

Niente spottoni sulla magia della famiglia perfetta a Pasqua con musiche emotive mentre i bimbi dipingono uova impeccabili che manco all'Ikea le trovi.

Niente reel dei nutrizionisti che promettono di smaltire l'eccesso di uova con promozioni a cui non puoi dire di no. Niente pubblicità di viaggi pasquali verso mete esotiche che potrò raggiungere solo se e quando incasserò la liquidazione.

Niente "cringiate" pasquali tipo quelle dei boomer che ogni anno pubblicano - “A Pasqua dieta? Ma fammi il piacere!” - o - “Anche quest’anno sopravvissuti al pranzo con i parenti…”

Niente meme, immagini e sermoni di chi salva l'agnello o il coniglio o di certi cristiani in buona fede – per carità – che però ogni anno invadono le timeline con messaggi fuori contesto che verranno comunque scrollati via insieme a coniglietti, pubblicità e promozioni pasquali.

Rallentare e ritrovare il tempo per il qui e ora, senza l’urgenza di postare, commentare o dimostrare qualcosa a qualcuno, all’inizio è una sensazione strana. Quasi sospetta. Come quando entri in una stanza e ti accorgi che non c’è più quel ronzio di fondo a cui eri abituato.

Arrivi a pensare che forse manchi qualcosa. Poi capisci che, in realtà, è proprio questo il punto: non manca niente. Ed è una gran figata!

Anzi. Rimane il tempo. Quello vero.

Il tempo per una chiacchierata che non deve diventare una storia da quindici secondi.

Il tempo per stare in silenzio senza riempirlo di notifiche e aggiornamenti.

Il tempo per andare a trovare quell'amico o quel parente che non hai mai il tempo nemmeno di chiamare.

Il tempo per guardarsi attorno e accorgersi che, senza il filtro dei social, le cose sono più semplici… ma anche più presenti.

E — ops! — magari anche il tempo per infilarsi in quella chiesa sotto casa che celebra il “grande assente” del Venerdì Santo.

Che, a ben pensarci, vale la pena fermarsi ad ascoltare per capire cosa ha fatto di grande per l’umanità.

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